Riforma del credito, la VI Comissione della Camera rinvia il parere sul D. Lgs. correttivo della 141 a giovedì

La VI Commissione (Finanze) della Camera dei deputati ha rinviato l’approvazione del parere sullo Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori. Atto n. 287. Il rinvio della seduta era già prevista per la giornata di giovedì prossimo, nel corso della quale si procederà alla votazione della proposta di parere formulata dal relatore.

Di seguito il Resoconto della VI Commissione permanente, che ha effettuato parte della discussione.

Martedì 30 novembre 2010. – Presidenza del presidente Gianfranco CONTE. – Interviene il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Sonia Viale.

La seduta comincia alle 13.45.

Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori.
Atto n. 287.
(Seguito dell’esame, ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del Regolamento, e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 24 novembre scorso.

Alessandro PAGANO (PdL), relatore, formula una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 2), la quale, oltre ad esprimere rilievi di ordine formale, segnala alcuni aspetti sostanziali della disciplina relativa ai contratti di credito ai consumatori in merito ai quali è opportuna l’adozione di ulteriori provvedimenti da parte del Governo.
Preliminarmente, la proposta di parere evidenzia come lo schema di decreto legislativo in esame contenga un’ampia serie di modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, di recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva 2008/48/CE, riguardanti per lo più correzioni di natura eminentemente formale, nonché modifiche ed ampliamenti delle disposizioni di carattere transitorio previste per disciplinare il passaggio dal precedente al nuovo regime.
La proposta sottolinea, quindi, come il Governo non abbia ancora dato attuazione agli ulteriori principi e criteri direttivi, inseriti nell’originaria norma di delega di cui all’articolo 33 della legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008) dall’articolo 13 della legge n. 96 del 2010 (legge comunitaria 2009), in particolare per quanto riguarda la promozione dell’educazione finanziaria e l’istituzione di un sistema pubblico di prevenzione amministrativa delle frodi nel settore del credito al consumo.
In tale contesto, si osserva come, nonostante le modifiche apportate dal decreto legislativo n. 141 del 2010, la catena distributiva del settore della cessione del quinto dello stipendio o della pensione sia ancora caratterizzata da alcune anomalie e distorsioni che costituiscono, da un lato, causa di incremento dell’onerosità dei finanziamenti e, dall’altro, motivo di scarsa trasparenza nei rapporti con i clienti.
In particolare, tali distorsioni siano principalmente causate dal ruolo atipico svolto da alcuni intermediari finanziari ex articolo 106 TUB, caratterizzati nella maggior parte dei casi da un’insufficiente dotazione patrimoniale, i quali, limitandosi ad operare quali gestori di reti distributive formate da agenti e mediatori, ed agendo dunque, sostanzialmente, quali «grossisti del credito», da un lato, allungano la catena distributiva, incrementando il livello delle commissioni e, conseguentemente, il costo del finanziamento per il cliente e, dall’altro, introducono forme di concentrazione dannose per la concorrenza.
A tale proposito, ritiene che l’assetto caratterizzante il settore della cessione del quinto, come sommariamente descritto, debba essere oggetto di attenta valutazione da parte dell’Esecutivo. Esso determina, infatti, una situazione di scarsa trasparenza nei rapporti con la clientela, in quanto i rapporti di mandato intercorrenti tra i predetti soggetti e gli agenti ed i mediatori non sono generalmente evidenziati in modo trasparente, non consentendo ai soggetti eroganti o garanti di controllare in modo completo il rischio che grava sul processo di collocamento dei finanziamenti.
Passando all’illustrazione di alcune delle osservazioni più significative contenute nella proposta di parere, si rileva l’opportunità, con riferimento all’articolo 1 dello schema di decreto, che il Governo modifichi il comma 2, lettera b), dell’articolo 125-ter del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUB), al fine di prevedere che, in caso di recesso dal contratto di credito, il consumatore rimborsi al finanziatore non solo le somme non ripetibili da questo corrisposte alla Pubblica amministrazione, ma anche le somme non ripetibili corrisposte a soggetti privati, così da tenere conto dell’evoluzione dell’istituto della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, la quale si applica ormai anche ai dipendenti privati.
Inoltre, con riferimento all’articolo 8 dello schema di decreto, la proposta di parere invita il Governo a valutare l’opportunità di apportare ulteriori correzioni all’articolo 128-quater del TUB, recante disposizioni in materia di agenti in attività finanziaria, in particolare al fine di uniformare la formulazione del comma 3 del medesimo articolo 128-quater – il quale consente agli agenti di svolgere attività di «promozione e collocamento» di contratti relativi a prodotti bancari su mandato diretto di banche ed a prodotti di Banco Posta su mandato diretto di Poste Italiane – con la formulazione del comma 1 dello stesso articolo, il quale definisce l’agente in attività finanziaria come il soggetto che «promuove e conclude» contratti relativi alla concessione di finanziamenti o alla prestazione di servizi di pagamento, al fine di evitare che l’utilizzo delle diverse nozioni di «collocamento» e «conclusione» di tali contratti possa determinare confusioni in sede applicativa.
Per quanto riguarda l’articolo 13, comma 1, dello schema di decreto, il quale introduce nell’articolo 26 del decreto legislativo n. 141 del 2010 un nuovo comma 01, relativo al termine entro il quale le autorità competenti provvedono all’emanazione delle disposizioni attuative delle nuove norme del TUB in materia di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi recate dal medesimo decreto legislativo n. 141, la proposta di parere sottolinea l’esigenza che il Governo valuti di anticipare tale termine dal 31 dicembre al 30 giugno 2011, al fine di assicurare una più sollecita definizione del nuovo quadro normativo, nonché di impedire che un lasso di tempo eccessivamente lungo possa essere sfruttato da taluni per perseguire intenti non nobili o poco trasparenti.
Da ultimo, la proposta di parere segnala, con riferimento all’articolo 107, comma 1, lettera a), del TUB, come risultante dalle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 141 del 2010, l’opportunità di prevedere che l’autorizzazione della Banca d’Italia all’esercizio dell’attività di intermediario finanziario sia rilasciata non solo alle società di capitali, ma anche alle società cooperative.

Gianfranco CONTE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame alla seduta già prevista per la giornata di giovedì prossimo, nel corso della quale si procederà alla votazione della proposta di parere formulata dal relatore.


ALLEGATO 2

Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori. Atto n. 287.

PROPOSTA DI PARERE FORMULATA DAL RELATORE

La VI Commissione Finanze della Camera dei deputati,
esaminato lo schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché modifiche del titolo VI del testo unico bancario in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (Atto n. 287);
rilevato come lo schema di decreto legislativo contenga un’ampia serie di modifiche al decreto legislativo n. 141 del 2010, di recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva 2008/48/CE, riguardanti per lo più correzioni di natura eminentemente formali, nonché modifiche ed ampliamenti delle disposizioni di carattere transitorio previste per disciplinare il passaggio dal precedente al nuovo regime introdotto dal decreto legislativo n. 141, al fine di evitare, soprattutto per quanto riguarda la disciplina degli intermediari creditizi, che possano verificarsi lacune del quadro normativo, sia sotto il profilo amministrativo sia sotto il profilo sanzionatorio;
evidenziato come il Governo, non abbia ancora dato attuazione agli ulteriori princìpi e criteri direttivi, inseriti nell’originaria norma di delega di cui all’articolo 33 della legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008) dall’articolo 13 della legge n. 96 del 2010 (legge comunitaria 2009), in particolare per quanto riguarda la promozione dell’educazione finanziaria e l’istituzione di un sistema pubblico di prevenzione amministrativa delle frodi nel settore del credito al consumo;
rilevato, in tale contesto, come, nonostante le modifiche apportate dal decreto legislativo n. 141 del 2010, la catena distributiva del settore della cessione del quinto dello stipendio o della pensione sia ancora caratterizzata da alcune anomalie e distorsioni che costituiscono, da un lato, causa di incremento dell’onerosità dei finanziamenti e, dall’altro, motivo di scarsa trasparenza nei rapporti con i clienti;
evidenziato, in particolare, come tali distorsioni siano principalmente causate dal ruolo atipico svolto da alcuni intermediari finanziari ex articolo 106 TUB, i quali, invece di effettuare attività di erogazione diretta di finanziamenti o di intermediazione degli stessi con il rilascio di garanzie sull’incasso delle rate all’istituto di credito erogante, si limitano ad operare quali gestori di reti distributive formate da agenti e mediatori, ed agiscono dunque, sostanzialmente, quali «grossisti del credito», acquisendo, da un lato, convenzioni con diversi istituti finanziari eroganti o garanti e sottoscrivendo, dall’altro, contratti di agenzia per la distribuzione dei prodotti di finanziamento;
sottolineato come tali soggetti, i quali sono caratterizzati nella maggior parte dei casi da una insufficiente dotazione patrimoniale, si frappongano tra la rete distributiva costituita dagli agenti in attività finanziaria e dai mediatori creditizi e gli istituti finanziari eroganti o garanti, ed allunghino la catena distributiva, incrementando il livello delle commissioni e, conseguentemente, il costo del finanziamento per il cliente, nonché introducendo forme di concentrazione dannose per la concorrenza;
rilevato come tale assetto del settore del quinto determini una situazione di scarsa trasparenza nei rapporti con la clientela, in quanto i rapporti di mandato intercorrenti tra i predetti soggetti e gli agenti ed i mediatori non sono generalmente palesati in modo trasparente, non consentendo ai soggetti eroganti o garanti di controllare in modo completo il rischio che grava sul processo di collocamento dei finanziamenti;
preso atto della valutazione favorevole espressa sul provvedimento dalla Commissione Bilancio, per quanto attiene agli aspetti di competenza,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:
a)
con riferimento all’articolo 1 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di modificare il comma 2, lettera b)ter del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUB), al fine di prevedere che, in caso di recesso dal contratto di credito, il consumatore rimborsa al finanziatore non solo le somme non ripetibili da questo corrisposte alla Pubblica amministrazione, ma anche le somme non ripetibili corrisposte a soggetti privati, così da tenere conto dell’evoluzione dell’istituto della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, la quale si applica ormai anche ai dipendenti privati;
dell’articolo 125- b) con riferimento all’articolo 3, comma 1, dello schema di decreto, il quale rinumera i commi dell’articolo 117 del TUB, verifichi il Governo se tale rinumerazione non rischi di comportare problemi di coordinamento tra le disposizioni contenute nel medesimo TUB;
c)
con riferimento al comma 1 dell’articolo 5 dello schema di decreto, il quale integra l’articolo 133 del TUB, in materia di abuso di denominazione nel settore bancario e finanziario, al fine di consentire alla Banca d’Italia di autorizzare in via generale l’uso delle espressioni «moneta elettronica», «istituto di pagamento» e «finanziaria» anche da parte di soggetti diversi dalle banche, dagli istituti di moneta elettronica, dagli istituti di pagamento e dagli intermediari finanziari, qualora tale possibilità sia giustificata dall’esistenza di controlli amministrativi o di «elementi di fatto», valuti il Governo l’opportunità di meglio identificare tali «elementi di fatto», nonché di individuare in qualche modo le tipologie dei soggetti ai quali può essere estesa la possibilità di utilizzare le predette locuzioni;
d)
con riferimento all’articolo 8 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di apportare ulteriori correzioni all’articolo 128-quater del TUB, recante disposizioni in materia di agenti in attività finanziaria, in particolare al fine di uniformare la formulazione del comma 3 del medesimo articolo 128-quater, il quale consente agli agenti di svolgere attività di «promozione e collocamento» di contratti relativi a prodotti bancari su mandato diretto di banche ed a prodotti di Banco Posta su mandato diretto di Poste Italiane con la formulazione del comma 1 dello stesso articolo, il quale definisce l’agente in attività finanziaria come il soggetto che «promuove e conclude» contratti relativi alla concessione di finanziamenti o alla prestazioni di servizi di pagamento, al fine di evitare che l’utilizzo delle diverse nozioni di «collocamento» e «conclusione» di tali contratti possa determinare confusioni in sede applicativa;
e)
con riferimento all’articolo 9 dello schema di decreto, il quale apporta una correzione di natura formale al comma 2 dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 141 del 2010, relativamente ai requisiti patrimoniali richiesti per l’iscrizione nell’elenco degli agenti in attività finanziaria e nell’elenco dei mediatori creditizi, valuti il Governo l’opportunità di correggere anche la formulazione del comma 1 dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 141, sostituendo, al primo periodo, la parola «articolo» con quella «articoli»;
f)
con riferimento all’articolo 13, comma 1, dello schema di decreto, il quale introduce nell’articolo 26 del decreto legislativo n. 141 del 2010 un nuovo comma 01, relativo al termine entro il quale le autorità competenti provvedono all’emanazione delle disposizioni attuative delle nuove norme del TUB in materia di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi recate dal medesimo decreto legislativo n. 141, valuti il Governo l’opportunità di anticipare tale termine dal 31 dicembre al 30 giugno 2011, al fine di assicurare una più sollecita definizione del nuovo quadro normativo;
g)
con riferimento al comma 1 dell’articolo 15 dello schema di decreto, il quale sostituisce l’articolo 28 del decreto legislativo n. 141, valuti il Governo l’opportunità di inserire, dopo le parole: «del titolo IV del presente decreto,» la seguente: «ovvero,», al fine di chiarire che la nuova disciplina degli agenti e mediatori entra a regime all’indomani dell’emanazione della disciplina secondaria, ovvero, se posteriore, dopo la costituzione dell’Organismo preposto alla tenuta dei relativi elenchi;
h)
con riferimento all’articolo 16 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di rivedere la numerazione dei commi dell’articolo, il quale contiene due commi indicati con il numero 3;
i)
con riferimento alla rubrica dell’articolo 16 dello schema di decreto, valuti il Governo l’opportunità di rivederne la formulazione, la quale qualifica impropriamente come errata corrige le modifiche dallo stesso apportate al decreto legislativo n. 141 del 2010;
l)
con riferimento all’articolo 107, comma 1, lettera a), del TUB, come risultante dalle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 141 del 2010, valuti il Governo l’opportunità di prevedere che l’autorizzazione della Banca d’Italia all’esercizio dell’attività di intermediario finanziario sia rilasciata non solo alle società di capitali, ma anche alle società cooperative.

Riforma del credito, la VI Comissione della Camera rinvia il parere sul D. Lgs. correttivo della 141 a giovedì ultima modifica: 2010-11-30T23:12:25+00:00 da Flavio Meloni

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