Rossi, Banca d’Italia: le imprese italiane sono piccole e poco innovative

Banca d'Italia Logo Ultimo“Da molto tempo l’efficienza, cioè la produttività, delle imprese e dei loro lavoratori, cresce da noi, quando cresce, molto più lentamente che negli altri paesi”. Così Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia al II Forum Annuale Media Impresa Italiana a Como.

“Una misura ampia e generale di produttività, per quanto rozza, è il prodotto per abitante – ha aggiunto Rossi -. Ebbene, negli ultimi venti anni questa grandezza è progredita in Italia, in media, di circa un decimo di punto percentuale all’anno. Nell’area dell’Ocse il prodotto per abitante è cresciuto a un tasso medio annuo pari a oltre dieci volte quello italiano, il che ci ha fatti scivolare nelle ultime posizioni di questa speciale graduatoria.

Se scomponiamo la produttività nei suoi tre addendi principali – la quantità dei due fattori classici della produzione, lavoro e capitale, e la capacità delle imprese di combinarli efficientemente – scopriamo poi che il divario fra l’Italia e la media dei paesi Ocse nello sviluppo economico in questi vent’anni si spiega per quasi due terzi con le differenti dinamiche del terzo addendo, cioè della cosiddetta produttività totale dei fattori (Ptf), la quale dipende dalle scelte tecnologiche e organizzative delle imprese.

La Ptf, che nel dopoguerra era stata il principale motore dello sviluppo italiano, dalla seconda metà del decennio Novanta, lungi dal continuare ad aumentare, si è ridotta, proprio quando esplodeva nel mondo il nuovo paradigma tecnologico centrato su informazioni e comunicazioni incomparabilmente più abbondanti e veloci che in passato, che potevano far fare un vero e proprio salto all’efficienza di qualunque azienda. Nello stesso periodo, i sistemi produttivi degli altri paesi avanzati cavalcavano invece l’onda delle nuove tecnologie, ponendo la propria Ptf su ripide traiettorie di crescita.

Secondo analisi ormai quasi unanimi la causa principale del fenomeno sta nella dimensione media piccola delle imprese italiane e nel loro essere più “familiari” che in altri paesi. Per essere più precisi, il problema consiste nel fatto che poche imprese italiane decidono nel corso del tempo di fare un salto dimensionale o di assetto proprietario e organizzativo. L’inadeguato fotogramma odierno è il risultato di un intero film insoddisfacente. Sono caratteristiche che risalgono almeno agli anni Settanta, un decennio politicamente e socialmente difficile, in cui alcune grandi imprese sono uscite di scena e molte imprese di dimensione grande o media si sono chiuse in difesa, rimpicciolendosi e accentuando i caratteri familiari.

Quando sono cambiate in tutto il mondo le tecnologie di uso generale, con l’avvento delle Icts e del mondo digitale, e si è affermata una nuova ondata di globalizzazione dei commerci e dei costumi, le imprese italiane piccole e familiari non potevano saltare sul treno della modernità senza cambiare dimensione e assetto proprietario e organizzativo. Infatti non lo hanno fatto. O lo hanno fatto in poche, lentamente, con ritardo. Se si è piccoli è difficile investire in nuove tecnologie, in innovazione di processo e di prodotto, accrescere la propria competitività sui mercati internazionali anche guadagnando l’accesso a economie emergenti più dinamiche, entrare da attori principali nelle nuove catene globali del valore che le Icts contribuiscono a sviluppare.

Concludendo, il direttore generale della Banca d’Italia ha spiegato che “l’economia italiana ha perso posizioni nel mondo avanzato negli scorsi vent’anni ma conserva molte frecce al suo arco. Può riprendere la via dello sviluppo economico e del benessere diffuso a patto che il suo sistema produttivo faccia un salto di qualità, con molte più imprese che vadano verso dimensioni e assetti organizzativi adatti a cavalcare l’onda tecnologica.

Perché quelle imprese siano incentivate a farlo tutto il Paese deve dotarsi di infrastrutture moderne, materiali e soprattutto immateriali, a cominciare dal sistema giuridico. Questo è il grande compito della politica, insieme con quello di garantire che non vi siano parti della società perdenti senza rimedio nel gioco economico”.

Rossi, Banca d’Italia: le imprese italiane sono piccole e poco innovative ultima modifica: 2018-11-22T16:05:34+00:00 da Redazione

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