Rossi, Ivass: nel I trimestre premi in crescita del 2,1% dopo la contrazione del 2,5% dello scorso anno

Ivass assicurazioni LogoNel corso del 2017 sono stati raccolti premi assicurativi per 132 miliardi di euro, in diminuzione del 2,5% rispetto al 2016. Nel primo trimestre del 2018 si è registrato invece una crescita del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge nella relazione sul 2017 dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), presentata a Roma dal presidente Salvatore Rossi.

La flessione dei premi l’anno scorso si è concentrata nel settore “vita”, che peraltro rappresenta circa tre quarti del totale del mercato. I premi in questo settore erano saliti nel periodo 2012-15, sono poi scesi nel 2016, sono ancora scesi, del 3,6%, l’anno dopo. Nel solo 2017 si tratta di quasi 3 miliardi e mezzo di minori ricavi. Conosciamo bene la causa principale di questo fenomeno: sono i bassi rendimenti offribili sulle polizze vita tradizionali, quelle cosiddette “di ramo I”, che ne riducono l’appetibilità per i clienti e che infatti hanno fatto raccogliere premi per soli 63 miliardi, in discesa di 10 miliardi rispetto al risultato, già deludente, del 2016.

La perdita è stata limitata dalla contestuale crescita delle polizze unit-linked, quelle di ramo III, che pongono in tutto o in parte il rischio finanziario in capo al sottoscrittore. Questo spostamento del mercato a favore di prodotti potenzialmente più redditizi ma anche più rischiosi per il consumatore è stato osservato in tutta Europa.

L’indebolimento dei tradizionali prodotti vita di ramo I, che da sempre sono la forma di risparmio più sicura per le famiglie, a favore di prodotti più finanziari, è uno dei fattori che l’Ivass ha considerato quando, nella seconda metà del 2017 e dopo un’ampia consultazione del mercato, ha cambiato la regolamentazione in materia di “gestioni separate”, quelle a cui sono collegate le tradizionali polizze vita rivalutabili.

Le gestioni separate sono sempre state molto apprezzate dagli assicurati perché coniugano le prestazioni assicurative con la garanzia di un rendimento minimo e con extra-rendimenti stabili nel tempo. Le nuove norme regolamentari affinano il calcolo del tasso medio di rendimento, eliminando nei nuovi contratti l’obbligo per le compagnie di retrocedere subito agli assicurati eventuali plusvalenze da vendita di attività; consentendo invece di accantonarle in un “fondo utili” e darle agli assicurati entro otto anni. È una misura che accresce la stabilità nel tempo del rendimento delle polizze, non togliendo agli assicurati un centesimo ma semplicemente spalmando le plusvalenze su più anni, così compensando le annate magre. Già diverse compagnie hanno annunciato il lancio di nuove polizze di ramo I con “fondo di utili”.

Contrariamente al “vita”, il settore danni ha registrato nel 2017 un lieve incremento dei premi (+1,1%), che ha interrotto il ciclo regressivo iniziato nel 2012. Il comparto dell’assicurazione obbligatoria dei veicoli per responsabilità civile (rc auto) ha visto solo stabilizzarsi il valore complessivo dei premi. Anche stavolta conosciamo la causa principale della lunga diminuzione degli anni scorsi: la riduzione dei premi unitari dovuta a quella della sinistrosità, sia per effetto della recessione, ormai peraltro da tempo terminata, sia per successi nella lotta alle frodi.

Nel quinquennio 2013-17 il premio medio, al netto delle componenti fiscali e parafiscali, è sceso di quasi un quarto, oltre 100 euro. Sono molto diminuite anche le disparità di prezzo sul territorio: ad esempio, il differenziale Napoli-Aosta si è più che dimezzato, passando dagli oltre 400 euro del 2012 a meno di 200 lo scorso anno.

Alla discesa dei prezzi ha contribuito in particolare la diffusione della “scatola nera”, montata sugli autoveicoli degli assicurati che la chiedono. Per le compagnie è un modo per controllare i sinistri e gli stili di guida, con l’effetto secondario ma importante di indurle ad ammodernare i loro sistemi informatici; gli assicurati ne ricavano appunto uno sconto sul premio da pagare. Nel periodo 2013-17 le polizze con scatola nera sono passate dal 10% a oltre il 20% del totale, con punte nelle aree meridionali del 60%, portando così il mercato italiano in testa alle classifiche mondiali di diffusione della motor connected insurance. Una spinta aggiuntiva potrà venire dalla legge sulla concorrenza del luglio dello scorso anno, che promuove tra l’altro un’ulteriore diffusione della scatola nera e un rafforzamento della lotta alle frodi. L’Ivass ha emanato lo scorso marzo un nuovo regolamento ed è pronto a svolgere
il resto degli adempimenti che la legge gli assegna, ma attende per questo i necessari decreti ministeriali attuativi.

La scatola nera non è l’unica novità che interessa il comparto auto. Altri fattori innovativi, alcuni futuribili ma già all’attenzione delle autorità, sono ad esempio l’abbandono graduale della proprietà privata dei veicoli in favore del semplice utilizzo all’occorrenza, come nel car sharing, la condivisione dei veicoli come nel car pooling o la diffusione di veicoli a guida assistita o addirittura autonoma. Il che ci riporta alla necessità per le imprese assicurative, già discussa all’inizio delle mie considerazioni, di usare di più le tecnologie innovative anche per rivedere forme contrattuali, prassi e modelli di business. L’Ivass ha fatto e sta facendo molto nel settore auto, per quel che gli compete: la dematerializzazione degli attestati, anche allo scopo di inibire comportamenti elusivi da parte degli assicurati; l’Archivio Integrato Antifrode (Aia), potente strumento di contrasto delle frodi; la nuova applicazione da mettere gratuitamente a disposizione degli assicurati perché essi possano fare dei preventivi corretti, districandosi fra le tante offerte del mercato. La nuova applicazione è di enorme utilità potenziale per il pubblico, anche perché completa e imparziale: una volta affinata e lanciata andrà fatta conoscere agli utenti, in modi che stiamo studiando.

I rami danni diversi dal comparto auto mostrano segnali di vitalità, in particolare quelli dei segmenti “salute” (infortuni e malattie) e “proprietà” (incendio, altri danni ai beni e perdite pecuniarie); essi rappresentano oggi più di un terzo del mercato danni e, negli ultimi 10 anni, hanno assorbito le quote perse dal comparto auto. Rimane però alta nel confronto internazionale la sottoassicurazione in questo settore: si pensi alle catastrofi naturali o alle malattie. La spesa pubblica da oltre quarant’anni sovviene a molti bisogni dei cittadini, ma sempre meno e, nel caso delle catastrofi naturali, solo dopo molti morti e feriti. L’innovazione tecnologica e l’aumento dell’offerta di queste coperture potrebbero aumentare il tasso di assicurazione contro questi rischi.

La domanda è in crescita. Sostanzialmente stabile, in valore assoluto e nel confronto con il 2016, è stato l’anno scorso il contributo ai ricavi dei proventi netti degli investimenti: 19 miliardi, per un Return On Investment (Roi) del 3,1 per cento (3,3 nel 2016). Passando ai costi, gli oneri per risarcimento di danni sono rimasti pressoché stabili, a poco meno di 19 miliardi; hanno invece registrato un incremento di 13 punti percentuali gli oneri relativi alla gestione “vita”: oltre 71 miliardi in valore assoluto. Gli utili complessivi della nostra industria assicurativa l’anno scorso sono stati di quasi sei miliardi, con un Return On Equity (Roe) di circa il 9%. Gli utili si sono formati per il 60 per cento circa (3,5 miliardi) nel settore vita e per la restante parte (2,5 miliardi) nel settore danni, di cui 0,7 miliardi nel comparto rc auto. Passando allo stato patrimoniale, i fondi propri delle compagnie hanno consentito di far segnare un coefficiente di solvibilità (fondi propri effettivi su requisito minimo) pari a ben oltre il doppio del dovuto. Come ho detto prima, questo risultato è allineato alla media europea ma con un utilizzo molto minore delle misure transitorie e di aggiustamento permesse da Solvency II.

Rossi, Ivass: nel I trimestre premi in crescita del 2,1% dopo la contrazione del 2,5% dello scorso anno ultima modifica: 2018-06-27T14:03:40+00:00 da Redazione

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