Sergio Ferrari, presidente di Federfidi/Confesercenti: “Dobbiamo ripensare nel complesso il sistema di erogazione dei finanziamenti alle imprese”

Ferrari Sergio, Federfidi“Esattamente come nel 2013, anche nel corso di quest’anno le imprese che operano sul territorio italiano, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, hanno incontrato notevoli difficoltà nell’accesso al credito. Si è registrata una flessione della domanda dei finanziamenti per investimento, mentre sono cresciute le richieste per liquidità e consolidamento dei debiti. In questo contesto la nostra Federazione ha continuato a operare con l’obiettivo di alleviare per quanto possibile le difficoltà patite dalle aziende, facendo corsi di formazione e aggiornamento professionale, organizzando convegni, incontri e tavole rotonde su temi specifici, come il bilancio, l’antiriciclaggio, la trasparenza e i fondi antiusura e cercando di fare in generale quanta più informazione possibile”. Per Sergio Ferrari, presidente di Federfidi, la Federazione consorzi e cooperative garanzia collettiva fidi di Confesercenti, quello che l’intero settore del credito sta vivendo è un momento di passaggio fondamentale, in cui le regole e le dinamiche che si erano consolidate nel passato sono state messe in discussione e ormai superate da una crisi che non ha precedenti nella storia del Paese. “Nella tempesta che ci ha colpito i confidi hanno confermato il loro ruolo storico di partner finanziari delle imprese e sono stati in prima linea a fianco del sistema produttivo. Per questo è importante riuscire a dare nuovo impulso a questo tipo di strumento”.

Quali sono gli interventi più urgenti da questo punto di vista?

In primo luogo è necessario risolvere il problema della patrimonializzazione dei confidi. Per sostenerli e rafforzarli è indispensabile che il sostegno pubblico venga confermato. La Legge di Stabilità introduce misure contingenti attraverso contributi per favorire la crescita dimensionale e, appunto, la patrimonializzazione dei consorzi di garanzia intermediari finanziari, di quelli che realizzano fusioni finalizzate a ottenere tale riconoscimento e infine dei soggetti che stipulano contratti di rete in grado di erogare garanzie complessivamente pari ad almeno 150 milioni di euro. Le risorse, provenienti dal Fondo centrale di garanzia, ammontano a 225 milioni di euro e possono essere incrementate da Regioni, Enti Pubblici e Camere di Commercio. A questi si aggiungono i 70 milioni di euro l’anno che per i prossimi 36 mesi le Camere di Commercio saranno tenute a destinare al rafforzamento patrimoniale di tutti i consorzi di garanzia fidi, intermediari finanziari e non. Questi fondi devono trovare velocemente una destinazione per l’anno in corso e per i due successivi.

C’è anche un problema con il Fondo centrale di garanzia…

Sì. È necessario mettere mano al sistema di funzionamento del Fondo, che ha determinato una situazione che disincentiva il ruolo dei confidi a vantaggio del sistema bancario. Ormai il Fondo è riconosciuto come unico strumento di politica pubblica della garanzia. Noi riteniamo che invece dovrebbe assumere una funzione legata soprattutto alla controgaranzia, in modo che il sistema non resti imperniato quasi esclusivamente sul binomio banche-Fondo, come avviene ora, ma offra spazio anche all’intervento dei confidi. Che, è utile ricordarlo, possono giovarsi di una conoscenza delle imprese e del territorio maturata nel corso di decenni.

Che prospettive avete per l’anno prossimo?

Se il sistema economico nel complesso non riparte la situazione sarà l’esatta fotocopia di quella attuale. Dal canto nostro siamo impegnati a fare in modo che gli interventi che ho indicato poc’anzi vengano completati nel più breve tempo possibile, favorendo al tempo stesso un ripensamento del sistema di vigilanza sui confidi che vada nella direzione di una semplificazione, perché prestare garanzie non è la stessa cosa che svolgere l’attività di erogazione diretta dei finanziamenti come fanno le banche. Per noi resta fondamentale che i confidi possano veder riconosciuto quel ruolo di cerniera tra il credito e le imprese che in passato hanno sempre rivestito.

Siete ottimisti?

Sì, e in questo senso la Legge di Stabilità rappresenta già un importante passo avanti. Ci auguriamo che le difficoltà tecniche connesse alla concreta applicazione delle norme contenute nella legge possano essere sciolte entro l’anno. Quello che stiamo attraversando è un momento estremamente complicato non solo per il sistema dei confidi ma per il Paese nel suo complesso, ma siamo fiduciosi per il futuro. Quello che serve veramente, però, è che l’industria bancaria muti il proprio atteggiamento nei confronti dell’erogazione del credito alle imprese. Si deve prendere atto che non esiste una svolta dietro l’angolo, e che in queste condizioni dobbiamo iniziare collettivamente un percorso che porti a ripensare in modo sostanziale il sistema di erogazione dei finanziamenti alle aziende.

Sergio Ferrari, presidente di Federfidi/Confesercenti: “Dobbiamo ripensare nel complesso il sistema di erogazione dei finanziamenti alle imprese” ultima modifica: 2014-10-31T19:57:29+00:00 da Redazione

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