Sergio Merisio, coordinatore della Consulta dei mediatori creditizi Fimaa: “La nostra priorità è dar vita a un contratto per i collaboratori”

Merisio Consula Fimaa“Ci siamo costituiti con l’obiettivo di offrire a tutti i soggetti che operano nel settore della mediazione del credito un punto di riferimento solido e per avviare un confronto con le istituzioni e tutti gli attori in qualunque modo coinvolti nelle istanze della categoria, in modo da offrire una tutela agli interessi collettivi del comparto. La Fimaa si occupa di mediazione in generale e chiaramente non poteva trascurare il settore dell’intermediazione del credito. Per questo alla consulta appena costituita se ne aggiungerà un’altra ad hoc dedicata agli agenti in attività finanziaria”. Sergio Merisio, presidente di Capital Money, è stato nominato nei giorni scorsi coordinatore della neo costituita Consulta dei mediatori creditizi della Federazione italiana mediatori agenti d’affari. Con lui parliamo del ruolo della Consulta, del suo programma e degli obiettivi di breve e lungo termine.

Da quanti soggetti è formata la Consulta?

Al momento ne fanno parte cinque società di mediazione creditizia. Abbiamo preferito prendere il via con piccoli numeri, in modo da poterci rodare e solo in un secondo momento allargare la base. Nel momento in cui i soggetti andranno aumentando saranno nominati due o tre vice coordinatori, a ciascuno dei quali sarà assegnato un ambito specifico, come ad esempio il rapporto con le istituzioni, quello con le banche e l’adesione alla consulta stessa. Tutte le decisioni e le linee d’azione, comunque, saranno adottate a seguito di un confronto, il più ampio e aperto possibile, con i soggetti aderenti.

Uno dei vostri punti programmatici riguarda la stesura di un contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese della mediazione creditizia e di un contratto collettivo nazionale di lavoro per i collaboratori delle stesse. Come intendete procedere?

Oggi le società di mediazione creditizia hanno solo due opportunità di reclutamento: o scelgono di inquadrare il soggetto con cui lavorano come dipendete, oppure come agente di commercio, anche se questo termine non è corretto. Il problema è che in questo momento per il 99% delle società di mediazione non è concretamente pensabile offrire un contratto di dipendenza a tutti i lavoratori, perché i costi sarebbero insostenibili. Nel concreto, nella quasi totalità dei casi le società che inquadrano un soggetto come dipendente lo fanno per assegnarlo al back office. Noi vorremmo che anche i collaboratori potessero avere un contratto da dipendenti e su questo siamo intenzionati ad avviare un confronto con i sindacati, presentando delle proposte per un nuovo tipo di contratto specifico per il settore della mediazione creditizia. L’altro punto fondamentale è il contratto degli agenti, che attualmente li vincola all’Enasarco. Questo secondo noi non è corretto. Anche perché per avere un riconoscimento dal punto di vista pensionistico sono necessari almeno 15 anni di versamenti nelle casse dell’Ente e ciò significa che in molti casi gli agenti si trovano di fatto a farli a fondo perduto. Una simile anomalia deve essere eliminata, sempre seguendo la strada del dialogo e del confronto, con le istituzioni e con la stessa Fondazione Enasarco.

Oltre al problema dei contratti, quali sono le altre priorità?

Il rapporto con le banche e la lotta all’abusivismo. In merito al primo punto, il mio pensiero è che sia necessario trovare un equilibrio con gli istituti di credito. Non è accettabile che oggi le banche continuino a suggerire di presentarsi allo sportello chiedendo quella che viene indicata come una consulenza ma che di fatto è un’attività di mediazione, pensando che in questo modo il costo non debba essere inserito nel Taeg. La Banca d’Italia è stata molto chiara su questo punto: tutto ciò che è propedeutico all’ottenimento di un credito va inserito. Le banche devono recepire che come noi abbiamo l’obbligo di portare loro i clienti in modo completamente trasparente, anche loro sono obbligate alla trasparenza e alla correttezza. Gli istituti di credito dovrebbero quindi stabilire un costo per l’attività di mediazione e inserirlo nel Taeg. Su questo specifico punto io, in realtà, non sono d’accordo, credo che il costo della nostra attività non dovrebbe essere ricompreso nel Taeg ma dovrebbe risultare come costo di consulenza per il servizio offerto al cliente. Mi rendo conto però che ottenere questo, almeno al momento, è impossibile. Ciò posto, le banche devono mutare atteggiamento.

E su fronte della lotta all’abusivismo?

Anche in questo caso le prime a muoversi dovrebbero essere proprio le banche. L’abusivismo si determina anche quando un commercialista va a parlare di credito di un’azienda presso un istituto e in tanti altri frangenti in cui manca la trasparenza e si adottano comportamenti ambigui non rispettosi delle norme vigenti. È vero che noi mediatori dobbiamo fare la nostra parte ma lo è altrettanto che le banche dovrebbero denunciare i casi in cui soggetti non iscritti all’Oam esercitano l’attività di mediazione, mentre questo di fatto non avviene. Da questo punto di vista auspichiamo una presa di posizione netta da parte dell’Organismo.

Il 14 ottobre vi riunirete per la prima volta. Cosa prevede l’agenda?

Il tema per noi prioritario è quello dei contratti. È il punto da cui partiremo per avviare un dialogo con gli altri soggetti che operano nel settore, dalle istituzioni ai sindacati, passando per le associazioni di categoria.

Sergio Merisio, coordinatore della Consulta dei mediatori creditizi Fimaa: “La nostra priorità è dar vita a un contratto per i collaboratori” ultima modifica: 2014-10-10T16:32:34+00:00 da Paolo Tosatti

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