Simone Ranucci Brandimarte, presidente Iia: “I prossimi obiettivi dell’Italian Insurtech Association e le possibili sinergie con la mediazione creditizia”

A marzo del 2020 nasceva l’Italian Insurtech Association (Iia), con lo scopo di promuovere lo sviluppo del mercato assicurativo digitale, accelerando l’innovazione dei modelli di offerta e servizio e aumentando gli investimenti. Per fare il punto sul comparto assicurativo, sui cambiamenti digitali in atto e sui passi avanti fatti nella direzione dell’insurtech abbiamo intervistato Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’associazione nonché di Yolo group.

Il comparto assicurativo in Italia rispetto a marzo scorso purtroppo non è cambiato molto. O meglio, ci sono stati dei passi avanti, ma per nulla adeguati al contesto, che al contrario si è modificato enormemente – spiega Ranucci Brandimarte -. Se il cliente digitale era già in forte crescita prima del covid-19, la pandemia gli ha dato una forte spinta e la sua ascesa continuerà. Da una nostra recente indagine infatti, emerge che entro 10 anni l’82% dei consumatori di prodotti assicurativi sarà digitale, rispetto all’attuale 30-35%. A spingere questa crescita, oltre ai nuovi bisogni assicurativi, quali la salute e la sharing economy, saranno la nascita di nuovi servizi proposti da distributori non assicurativi, come banche, utilities, grande distribuzione & e-commerce. Il 60% dei nuovi consumatori digitali ha infatti acquistato polizze online da questi nuovi attori e solo il 5% da una compagnia. Dati alla mano, e considerato che la penetrazione delle polizze digitali in Italia non supera l’1,3%, di strada da fare ce n’è tanta, e in fretta”.

Il mese scorso l’Italian Insurtech Association ha presentato il Manifesto 2021/2022. Come sono cambiati rispetto allo scorso anno i vostri obiettivi e i punti all’ordine del giorno per promuovere la rivoluzione digitale del comparto delle assicurazioni?
Rispetto allo scorso anno i nostri obiettivi sono inevitabilmente cambiati. Da un lato, molti di quelli che ci eravamo posti sono stati raggiunti: due su tutti, la redazione dell’Insurtech Act e l’elaborazione del primo Insurtech Investment Index. Dall’altro lato, l’inarrestabile avanzata del digitale e la pandemia hanno modificato alcuni scenari. Per questo, gli obiettivi del manifesto di Italian Insurtech Association per il 2021-22 sono ancora più ambiziosi, perché l’urgenza di un cambiamento nella direzione della digitalizzazione è sempre più pressante.

Come si è modificata la vostra agenda?
Il comparto assicurativo deve avviare una vera rivoluzione digitale al suo interno. Le linee guida dell’Associazione, che sono state approvate da tutta la comunità insurtech, spingono per velocizzare la transizione digitale dell’industria assicurativa indicando nei 13 punti della nostra agenda le misure alla base del cambiamento. La strategia per il 2021-2022 parte dall’obiettivo di aumentare drasticamente il valore degli investimenti in insurtech, per passare dai 50 milioni del 2020 a 1 miliardo di euro nel 2023. Un piano ambizioso che crediamo sarà possibile attraverso una serie di azioni: sviluppo delle competenze tecniche e digitali dei propri operatori, aumento delle sperimentazioni tecnologiche, accelerazione di poli digitali insurtech, valorizzazione degli investimenti del recovery plan, adeguamento normativo, confronto con la community internazionale, sostegno alla diversity e gender equality, creazione di una forte identità del settore.

Quali azioni avete messo in campo nel 2020?
Nel 2020 abbiamo avviato e presentato, in collaborazione con il Politecnico di Milano e con il sostegno di Appian, il primo ‘Insurtech Investment Index’, per misurare gli investimenti nelle imprese innovative e nelle tecnologie per capire come evolve l’insurtech italiano e il livello di adeguamento del mercato nazionale a quello delle altre economie avanzate: solo avendo questi dati, solo misurando, si possono cambiare le cose. Abbiamo inoltre presentato l’‘Insurtech Act’, uno statement per il mercato e per le istituzioni volto ad individuare linee guida a favore della trasformazione digitale dell’industry. In tema di identità digitale abbiamo stretto una partnership con Namirial, per accelerare l’utilizzo della Spid; in tema di competenze abbiamo lanciato una piattaforma di e-learning gratuita (Tea, Tech Education Academy) e stretto una partnership con Fintechjobs.today, che si occupa di scotuing e favorisce la relazione tra le aziende e i professionisti; in tema di relazioni istituzionali, abbiamo lavorato sul confronto costante con l’Ivass, stabilendo un rapporto costruttivo e positivo, sottoponendo ai suoi rappresentanti le istanze dell’Industry.

E quali iniziative avete in programma nel 2021?
Il manifesto che abbiamo approvato è estremamente concreto e anche, come già detto, molto ambizioso, a partire dal primo obiettivo, ovvero raggiungere 1 miliardo di euro di investimenti in Insurtech entro il 2023 e far crescere il 2021 e 2022 di conseguenza. Una strada per farlo è aprire un dialogo con le istituzioni al fine di valorizzare la dimensione dell’industria assicurativa e sottolineare il rischio sul paese di una non veloce e sostenibile digitalizzazione. Un altro punto importante sarà quello delle competenze tecniche e digitali, un gap che va colmato subito, e in questa direzione puntiamo ad erogare 100.000 ore di formazione nel prossimo triennio, portando il sistema a fare lo stesso. Un altro gap da colmare è quello tra industria assicurativa e tech, motivo per cui come associazione struttureremo almeno 5 chapter permanenti su tematiche tecnologiche, favorendo anche la sperimentazione di tecnologie innovative. Faremo fronte comune verso le istituzioni, facendoci portavoce delle istanze dell’insurtech; spingeremo l’adozione della Spis perché almeno il 50% degli operatori di mercato l’adotti; promuoveremo l’adozione del sigillo Iia, in modo tale che chi lo utilizza risulti accreditato agli occhi del consumatore.

Nel 2020 e nel 2021 molti mediatori creditizi si sono aperti al digitale e hanno diversificato la propria attività, inserendo nella loro offerta anche le assicurazioni. Quali sinergie potrebbero crearsi tra i due settori?
Uno dei punti del nostro manifesto riguarda proprio l’open insurance. Occorre ampliare la distribuzione di prodotti assicurativi tramite terze parti (banche, reti distributive, utilities, e-commerce) in ottica di insurance inclusion, per un aumento della penetrazione e della fruibilità dell’offerta assicurativa. Stiamo assistendo a una evidente convergenza tra il settore assicurativo e quello finanziario e alla crescita di un bionic agent, un professionista che, grazie alla tecnologia, è in grado di offrire alla sua clientela una molteplicità di prodotti e servizi volti a tutelare tanto le sue finanze quanto i suoi rischi. Tematiche di premorienza, investimenti, passaggio generazionale, successioni, rischi catastrofali, ritorni sugli investimenti, tutela degli asset, sono tutti concetti profondamente correlati tra loro la cui gestione coinvolge tanto la finanza quanto le assicurazioni. Una contaminazione di tecnologie e competenze è un percorso segnato che condizionerà profondamente lo sviluppo del comparto dell’intermediazione dei prossimi anni.