Sondaggio Acri-Ipsos: cresce la fiducia degli italiani nel futuro. Ma la crisi, per singoli e famglie, resta grave

Ipsos LogoSi celebra oggi, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica la 90esima Giornata mondiale del risparmio, organizzata dall’Acri,l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa. In occasione dell’evento l’Acri ha presentato i risultati dell’Indagine sugli italiani e il risparmio, che da quattordici anni realizza insieme a Ipsos.

Secondo lo studio gli italiani mostrano segnali di maggior fiducia sul proprio futuro rispetto all’anno passato, nonostante pensino che la crisi sia profonda (è molto grave per l’87%) e lunga, con un orizzonte temporale che sfiora il 2020. In particolare recuperano fiducia i giovani (18-30 anni): gli ottimisti salgono in un anno dal 25% al 28% e i pessimisti scendono dal 21% al 16%. Anche tra gli over 65 anni il saldo migliora di 15 punti percentuali (da -27% a -12%). Complessivamente il numero dei fiduciosi sul proprio futuro è superiore a quello degli sfiduciati (24% i fiduciosi, 21% gli sfiduciati), segnando un drastico cambiamento rispetto al 2013, quando i risultati erano opposti (28% gli sfiduciati, 21% i fiduciosi).

Registra una leggera contrazione il numero di famiglie colpite direttamente dalla crisi (dal 30% al 27%) e si registra un rialzo non trascurabile (8 punti percentuali rispetto al 2013) della soddisfazione riguardo alla propria situazione economica: 1 italiano su 2 risulta soddisfatto. Le famiglie che hanno registrato un serio peggioramento del proprio tenore di vita negli ultimi 2/3 anni sono il 23% contro il 26% del 2013; sono il 46% (sostanzialmente in linea col 47% del 2012) coloro che hanno dovuto fare attenzione per mantenere il proprio tenore di vita; mentre raggiungono il 27% (contro il 25% dello scorso anno) coloro che lo hanno mantenuto con facilità; passano dal 2% al 4%, cioè 1 italiano su 25, gli italiani che hanno sperimentato un miglioramento. Questa è un’importante inversione di tendenza, quantunque di misura contenuta, rispetto a un dato che era andato via via riducendosi nel tempo.

Negative restano invece le attese circa le sorti del Paese: solo 1 italiano su 4 è fiducioso sul futuro dell’Italia (28%), mentre il 43% è sfiduciato; il 27% ritiene che la situazione rimarrà inalterata e il 2% non sa cosa pensare. Gli sfiduciati sopravanzano di 15 punti percentuali i fiduciosi, ma il dato è comunque migliore di quello dello scorso anno (il saldo fu negativo per 23 punti).

Sulle prospettive future dell’economia europea continua a prevalere l’ottimismo,anche se in flessione rispetto al recente passato, con i fiduciosi attestati al 34% e i pessimisti al 28% (nel 2013 il saldo positivo era di 14 punti percentuali, con i fiduciosi attestati al 37% e i pessimisti al 23%). La fiducia rispetto all’economia mondiale nel suo complesso prosegue invece il suo trend positivo: nel 2013 gli ottimisti erano di 12 punti percentuali sopra i pessimisti, un dato che nel 2014 sale a 15 punti.

Gli italiani si dichiarano delusi dall’Unione Europea, ma non ne mettono in dubbio l’utilità, soprattutto per il futuro. Coloro che hanno fiducia nell’Unione Europea rimangono maggioritari (il 51%), mentre la delusione è forte rispetto all’Euro: il 74% ne è insoddisfatto. Ma gli italiani convinti che tra 20 anni essere nell’Euro sarà un vantaggio salgono dal 47% al 52%, riguadagnando la maggioranza assoluta. Inoltre, gli italiani non pensano che l’Europa sia l’origine dei mali: il 56% ritiene che la situazione attuale sia causata dal malgoverno del Paese negli ultimi anni e dalle mancate riforme.

In merito ai consumi, gli italiani sono sempre più attenti. La razionalizzazione delle spese è ormai sistematica, sia tra le famiglie colpite dalla crisi sia tra quelle che non hanno sperimentato particolari problemi. C’è più attenzione verso un consumo responsabile e senza sprechi.

Gli anni di crisi hanno ridotto le riserve di denaro degli italiani: oggi una famiglia su quattro (il 25%, in crescita rispetto al 2013) dice che non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. Se la spesa imprevista fosse maggiore, 10.000 euro (ossia un furto d’auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa), potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze poco più di 1 famiglia su 3 (il 37%, in crescita di 6 punti percentuali rispetto al 2013).

La riduzione dello stock di risparmio negli ultimi anni, infatti, è stata importante e ora le famiglie stanno attivamente cercando di porvi rimedio. È lievemente scesa la percentuale di italiani che nel corso degli ultimi 3-4 anni ha visto diminuire le proprie riserve di denaro, passando dal 63% del 2013 al 61% attuale, circa 2 italiani su 3; mentre il 9% dichiara di avere incrementato lo stock di risparmio cumulato nello stesso periodo (erano il 7% nel 2013).

Nel 2014, per il secondo anno consecutivo, il dato più importante della rilevazione è checresce di 4 punti percentuali la quota di italiani che negli ultimi dodici mesi sono riusciti arisparmiare: passano dal 29% del 2013 al 33% attuale. Al contempo si riducono per il secondo anno di fila, e in modo consistente, le famiglie in saldo negativo di risparmio, dal 30% al 25%. Sostanzialmente costanti, al 41%, sono le famiglie che consumano tutto quel che guadagnano, senza risparmiare ma al contempo senza intaccare i risparmi accumulati o ricorrendo a prestiti. Combinando la capacità attuale di risparmio e le prospettive future emerge che le famiglie che si sentono in crisi di risparmio sono in lieve diminuzione: il 37%  contro il 43% del 2013 e il 42% del 2012.

L’indagine mostra che il 46% degli italiani non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi, in linea con il 45% del 2013 e di pochissimo superiore al numero di coloro che risparmiano solo se ciò non comporta troppe rinunce (il 44%). Preferisce invece godersi la vita senza pensare a risparmiare l’8% degli italiani, in calo rispetto agli anni precedenti (11% nel 2010, 10% nel 2011, 9% nel 2012 e nel 2013), segno di una crisi che perdura; un residuale 2% non si esprime.

In relazione agli investimenti rimane stabilmente elevata la preferenza degli italiani per la liquidità, che riguarda 2 italiani su 3. Inoltre, chi investe lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi. Rispetto all’investimento ideale, si registra un nuovo e ampio calo dell’interesse per il “mattone”, che segna il suo minimo storico da quando la rilevazione Acri-Ipsos è partita nel 2001. Se nel 2006 la percentuale di coloro che vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, nel 2011 scese al 43%, nel 2012 al 35%, nel 2013 al 29%, fino all’attuale 24%. Crescono – raggiungendo il nuovo massimo storico del 36% – coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato). Il numero complessivo degli amanti dei prodotti più a rischio cresce anch’esso, attestandosi all’8%.

Sondaggio Acri-Ipsos: cresce la fiducia degli italiani nel futuro. Ma la crisi, per singoli e famglie, resta grave ultima modifica: 2014-10-31T14:29:30+00:00 da Redazione

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