Spagna, focus sulla crisi immobiliare e creditizia. L’analisi di Bnl

A fare il punto della situazione è il Focus Settimanale dell’ufficio studi di Bnl, nel numero dello scorso 2 luglio.

La crisi del mercato immobiliare

La Spagna ha chiuso il 2009 con una forte contrazione del Pil (-3,6%), determinata da una pesante flessione dei consumi privati (-4,9%), degli investimenti produttivi (-15%) e delle esportazioni (-11,5%). A rendere il consuntivo economico spagnolo migliore di quello di molti altri paesi europei è stato l’andamento ancora espansivo della spesa pubblica (+5,5% nel 2008, +3,8% nel 2009) finanziata da crescenti disavanzi pubblici (4,1% del Pil nel 2008, 11,2% nel 2009). A partire dalla seconda metà 2009 la congiuntura spagnola è divenuta più sfavorevole rispetto al resto del vecchio continente, circostanza verificata anche nel primo trimestre 2010 (crescita economica reale -1,3% a/a in Spagna rispetto a +0,5% a/a nella media dell’area euro). A caratterizzare particolarmente la recessione spagnola è l’intensità della crisi dell’edilizia residenziale che nel biennio 2008-09 ha subito una contrazione dell’attività di circa un terzo. Rispetto al biennio 2006-07 quando raggiunse il suo massimo, il rapporto investimenti residenziali/Pil risulta a fine 2009 inferiore di quasi un terzo (al 5,2% da 7,5%). Malgrado questo forte rallentamento il mercato immobiliare risulta appesantito da un evidente eccesso di offerta (oltre 1,5 milioni di unità immobiliari invendute a fine 2009), con una conseguente pressione al ribasso dei prezzi (-12% lo scorso anno).

Le ripercussioni sul sistema creditizio

La crisi del settore immobiliare ha avuto un inevitabile impatto sul sistema creditizio. A fine 2009 i prestiti a questo settore classificati in sofferenza risultavano pari al 9,6% dei prestiti erogati (€ 43 mld), un’incidenza elevata ma comunque lontana dal 13% toccato nel 1993. Una apposita indagine della Banca Centrale, tuttavia, ha messo in rilievo che per avere una completa rappresentazione della situazione bisogna aggiungere alle sofferenze anche € 59 mld di altri prestiti di incerto recupero, € 60 mld di proprietà immobiliari acquisite dalle banche in pagamento per prestiti concessi in passato e € 4 mld di prestiti già interamente svalutati (write-offs). In definitiva, la sfavorevole congiuntura del settore immobiliare risulta così pesare sul settore bancario per € 165 mld, il 37% del totale dei finanziamenti a questo settore. Seppure si tratti di un importo rilevante, non ne dovrebbero derivare a livello di sistema problemi di stabilità considerato che gli accantonamenti specifici coprono questi prestiti al 26%, percentuale che sale al 35% se si aggiungono gli accantonamenti generici a disposizione. La Banca di Spagna, inoltre, calcola che la copertura complessiva potrebbe essere portata al 70% se nel 2010 il risultato operativo fosse solo pari a quello dell’anno precedente. Se si escludono i finanziamenti alle società del settore immobiliare (il 18% circa del portafoglio prestiti), la qualità del portafoglio delle banche spagnole appare nel complesso discreta considerata la gravità dell’attuale congiuntura economica.

Una crisi gestibile

Secondo l’ufficio studi di Bnlla situazione delle banche spagnole sta attirando un’attenzione forse eccessiva soprattutto se confrontata con la fragilità evidenziata da altri sistemi bancari europei, come ad esempio è il caso della Germania”. Malgrado una crescita del 65% degli accantonamenti, il sistema bancario spagnolo ha chiuso il 2009 con un utile netto (quasi € 20 mld) in limitata flessione (-20%), conseguendo anche un aumento non marginale dei due principali indicatori di patrimonalizzazione (tier 1 al 9,7% in aumento di 1,3 punti percentuali e core tier 1 a 8,1% in aumento di 1 punto percentuale). Dettaglio non secondario, l’aumento di questi due rapporti è dovuto interamente all’aumento del numeratore (risorse patrimoniali +13%) a fronte di un denominatore (attività ponderate per il rischio) rimasto sostanzialmente invariato. Anche per effetto di questo incremento, il RoE (Return on Equity) è sceso di quasi tre punti percentuali, posizionandosi comunque al 9%, livello tra i più alti in Europa (3,6% nel caso dell’Italia).

Le iniziative adottate per il risanamento del sistema bancario spagnolo

L’azione di risanamento intrapresa dalle autorità spagnole si è dispiegata in maniera rapida ed efficace, superando le resistenze di un azionariato quasi sempre esclusivamente locale. All’aumentare delle situazioni di difficoltà le autorità di vigilanza hanno risposto con un deciso irrigidimento delle norme relative alle attività non performing. Innanzitutto hanno stabilito che nel caso di inadempiendenza nei pagamenti la parte dei prestiti non coperti da garanzia deve essere svalutata interamente nell’arco massimo di un anno (da due a sei anni in precedenza). In secondo luogo, le banche che entrano in possesso di immobili devono cautelativamente svalutarne il loro effettivo valore del 10%, percentuale da incrementare di un altro 10% dopo il primo anno e da elevare al 30% alla fine del secondo anno.

Per gestire i casi di istituti in difficoltà è stato poi (settembre 2009) costituito il Fondo de Restructuration Ordenada Bancaria (FROB) con una dotazione di € 9 mld, risorse per un quarto fornite dal Fondo di Garanzia dei Depositi e per il resto dal governo spagnolo. Il FROB ha una capacità finanziaria massima di quasi € 100 mld potendo indebitarsi con garanzia pubblica sul mercato fino a 10 volte il suo patrimonio. E, oltre a procedere al salvataggio di eventuali istituti in difficoltà per i quali poi trovare acquirenti, può fornire sostegno patrimoniale alle operazioni di aggregazione che abbiano per oggetto istituti in condizioni critiche. In questo caso sottoscrive per un periodo massimo di cinque anni azioni privilegiate, cui è assicurata una remunerazione annua del 7,75%. Affinché il progetto di aggregazione possa avere l’approvazione della Banca centrale e/o il sostegno finanziario del Fondo è richiesto un severo ridimensionamento dei costi di gestione (forte riduzione degli sportelli e del personale).

Oltre che nelle forme classiche della fusione, le operazioni di aggregazione possono essere anche del tipo IPS (Institutional Protection Schemes). Le IPS sono accordi che prevedono il sostegno reciproco dei partecipanti per quanto concerne liquidità e solvibilità, sulla base di un accordo che può avere forza legale (IPS rafforzate) oppure no (IPS semplici). Le IPS possono essere anche temporanee ma con una durata minima di 10 anni. Teoricamente possono essere attuate richiedendo ai partecipanti il conferimento anche di solo il 40% delle proprie risorse patrimoniali e dei propri profitti ma negli accordi finora definiti l’integrazione è risultata al 100%. In pratica, l’IPS si realizza attraverso la creazione di una holding chiamata a controllare solvibilità e liquidità degli istituti partecipanti, holding a sua volta controllata pro-quota dagli istituti partecipanti all’ISP. Uno dei vantaggi dell’ISP rispetto alla tradizionale fusione per incorporazione è che permette di conservare il carattere locale dell’istituto di credito aggregato, seppure in misura diluita.

La procedura adottata dalle autorità spagnole è stata ben accolta e il processo di risanamento delle cajas sta procedendo con rapidità. A fine giugno risultavano avviate 12 operazioni di ristrutturazione che coinvolgevano 39 casse di risparmio su un totale di 45. Le operazioni che risultavano avviate a fine giugno impegnano circa un quarto (€ 27 mld) dei fondi a disposizione del FROB. L’aggregazione con Bancaja (6° gruppo bancario) e altre 5 piccole cajas porta la cassa di risparmio di Madrid a scavalcare la sua storica rivale (la Caixa di Barcellona) e ad insediarsi (per dimensione dell’attivo) al vertice delle casse di risparmio spagnolo e al terzo posto del sistema bancario spagnolo.

Spagna, focus sulla crisi immobiliare e creditizia. L’analisi di Bnl ultima modifica: 2010-07-15T08:33:46+00:00 da Flavio Meloni

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