Stefano Grassi racconta il suo percorso professionale in occasione dei suoi 20 anni di carriera

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Grassi, AffidaStefano Grassi ha 44 anni, 20 dei quali trascorsi a lavorare nel settore del credito. Partito come agente in attività finanziaria di un’importante banca, Grassi ha scalato tutti i livelli, fino al vertice della piramide manageriale, scegliendo infine di fare l’imprenditore. In occasione dei suoi 20 anni racconta a SimplyBiz il suo percorso professionale e la sua esperienza imprenditoriale.

Come e quando è iniziata la sua carriera di preciso?
Ho iniziato nel 1999 come agente in attività finanziaria di una grande banca. Avevo 24 anni e da poco avevo  terminato gli studi universitari. Ho sempre avuto molta ansia di “fare”; avevo le idee chiare e volevo raggiungere in fretta i miei obiettivi. Dopo un breve passaggio in un’azienda leader del settore cartario e una parentesi in banca, come dipendente, preso dal desiderio di lavorare in proprio, sostenni l’esame da promotore finanziario e iniziai a mandare qualche curriculum. Mi venne proposto un colloquio, con questa banca che aveva una rete di agenti dedicati ai mutui, anziché alla raccolta di denaro. Non conoscevo questa professione, come non la conoscevano molti toscani. In effetti l’inizio non fu semplice: nei primi mesi feci tanta fatica. Poi, improvvisamente, iniziai a raccogliere i frutti della semina che avevo fatto, che arrivarono tutti insieme: già nel primo anno divenni uno dei primi produttori d’Italia ed ero l’unico neofita, tra i classificati. Da quella classifica, anche negli anni successivi, non sono più uscito, arrivando quasi sempre sul podio.

E poi?
In seguito mi venne proposto di fare il coordinatore di altre persone, che dovevo cercare, formare e gestire. La cosa mi stimolava e così all’età di 26 anni divenni group manager di 5 agenti. L’anno successivo fui nominato area manager della Toscana con circa 15 persone all’interno del team e due anni dopo, cambiando nel frattempo mandato bancario, divenni uno dei 4 direttori commerciali di un’importante società ex. articolo 106 che intermediava oltre il miliardo l’anno. A quel tempo coordinavo circa 100 persone, con alcune delle quali sono in stretto contatto anche oggi, nonostante siano passati 15 anni. Questa per me è la parte più bella della mia storia professionale: ho sempre mantenuto ottimi rapporti con coloro che ho seguito. Successivamente la corsa non si è più arrestata. Del resto erano anni importanti, nei quali il mercato dei mutui seguiva, come sempre, il passo del mercato immobiliare, che allora era in pieno sviluppo.

Era più facile lavorare allora rispetto ad oggi?
Non so dire se fosse meglio o peggio, più facile o più difficile. Sono contesti e situazioni molto diverse, con vantaggi e svantaggi in entrambi i casi. In un mercato che vive il boom e per giunta, in quegli anni, senza una normativa di settore, c’è tanta domanda e anche tanta offerta, ma i tassi sono alti, la competizione feroce, ci sono molti operatori, tantissimi senza scrupoli, e pochi i controlli. Onestamente preferisco di gran lunga il contesto attuale, nel quale magari si fa forse più fatica, perché c’è minor effervescenza, ma il livello generale si è molto elevato rispetto al passato. La nostra è ormai una professione riconosciuta, o quanto meno “riconoscenda”, e la competizione è più sana, a parte qualche scorrettezza. Quelle, però, fanno parte della natura di alcune persone e ci saranno sempre.

Come è arrivato a decidere di sperimentare il percorso imprenditoriale?
La mia carriera si può scomporre in due cicli decennali: per 10 anni ho fatto l’agente in attività finanziaria, il produttore e il manager, fino al vertice della piramide. Nei 10 anni seguenti sono passato alla mediazione creditizia, in concomitanza con l’arrivo del decreto legislativo 141, o poco prima. In questo periodo sono stato direttore commerciale e amministratore delegato di un’azienda che ho co-fondato e che ho contribuito in modo importante a portare ai vertici del settore, affermandomi anche come professionista riconosciuto e, spero, stimato. Terminato questo ciclo, per vicissitudini che preferisco omettere, mi sono sentito pronto a fare anche l’imprenditore, assumendo di aver acquisito ormai le expertise e il know-how per poterlo fare, ma con l’umiltà di riconoscere che da solo, in un contesto tanto articolato e competitivo, avrei fatto molta fatica. Così ho scelto un partner affidabile e che mi convincesse sia dal punto di vista umano che imprenditoriale. Ho individuato questa perfetta coincidenza in Alessandro Pollero e nel suo staff. Da qui la scelta di destinare il 25% del capitale di Affida a Weunit, avviando insieme un percorso industriale.

Qual è l’elemento più importante di una storia di successo come la sua?
Senza dubbio l’elemento umano. Le persone, quelle con la “p” maiuscola, e i valori in cui le stesse credono e che difendono. Affida è fondata su queste basi e non potrà che avere successo. Nella mia carriera mi sono speso molto, lavorando tantissimo, ogni giorno, forse anche troppo, senza però mai dimenticare di dedicare tempo e attenzioni alle persone e alle loro esigenze. Ho cercato sempre di coniugare le competenze alle emozioni, mettendoci tanto di me stesso e impegnandomi per dare l’esempio. Credo che questo mi abbia permesso di trasmettere molto agli altri. Tanti attribuiscono a me il merito dei loro risultati e addirittura, alcuni, della realizzazione dei loro sogni. In realtà non è così, il merito è loro, ma la soddisfazione che mi fanno provare queste attestazioni è immensa; è energia pura, che mi aiuta ad affrontare e superare le sfide, a volte dure, di ogni giorno.

Affida è diventata operativa in pochissime settimane. Come ha fatto?
Grazie alla passione che metto ogni giorno, alle idee chiare e a tanto lavoro, ma soprattutto grazie alle persone che sono con me. Abbiamo già siglato undici accordi con altrettanti istituti, per i mutui, i prestiti e le cessioni e altri stanno arrivando. Già nel mese di febbraio abbiamo intermediato le prime operazioni. Magari per adesso siamo in pochi, ma come dico sempre, per fare una grande azienda non servono tutti, ma solo alcuni, che diano tutto. Del resto nella mia precedente esperienza non eravamo da subito in 650: siamo partiti in 3. La bellezza sta appunto nel costruire, e io amo farlo.

Ci consenta un tuffo nel passato: ieri si è tenuta la consueta convention di Hgroup, che negli anni addietro era lei ad aprire e condurre. Cosa prova, oggi, pensando a questo?
Provo rispetto per la storia che è stata scritta, orgoglio per i risultati che sono stati annunciati e sentimento per coloro che ancora mi vogliono bene. Per il resto, che dire: la proprietà di Hgroup ha fatto le proprie scelte e io, di conseguenza, ho dovuto fare le mie. Onestamente penso che ogni “sliding door” possa determinare grandi opportunità. E la classica frase che ti senti dire in certe circostanze “Magari oggi non capisci, ma un giorno mi ringrazierai”, è quanto mai vera. Oggi, anche se devo ripartire dal basso, sono felice. Per questo ringrazio Hgroup, della quale sono ancora socio, e gli auguro la miglior sorte.