Stefano Grassi, presidente di Credipass: “Il nostro protocollo di sicurezza interno è una garanzia per le banche partner, i collaboratori e i clienti”

Stefano Grassi

Stefano Grassi, presidente e direttore commerciale di Credipass

“Vogliamo garantire alle banche nostre partner e ai nostri clienti la qualità assoluta delle pratiche che vengono avviate e trattate. Abbiamo una reputazione nei confronti degli istituti di credito che desideriamo mantenere e migliorare. In questo senso è fondamentale avere come obiettivo non solo la quantità ma anche la qualità. Dopo aver lavorato per anni con due istituti come Ing e Credem, notoriamente abituati a praticare politiche di credito particolarmente attente e selettive, ci siamo abituati a questi standard. E ora che abbiamo stipulato nuovi accordi con Unicredit, CheBanca! e Banco Popolare, cui se ne aggiungeranno a breve altri due, sentiamo l’esigenza di fornire un’ulteriore prova della nostra affidabilità e della qualità del nostro operato”. Per Stefano Grassi, presidente e direttore commerciale di Credipass, le ragioni che hanno portato la società ad adottare un protocollo di sicurezza interno possono essere sintetizzate in poche righe. Ma per capire nel dettaglio come funziona il protocollo e su quali meccanismi si basa, SimplyBiz lo ha raggiunto al telefono e gli ha posto una serie di domande.

Oggi quasi tutte le principali società che si occupano di mediazione creditizia hanno un protocollo di sicurezza interno. Quali sono i punti di forza del vostro?
In modo necessariamente riassunto, possiamo dire che gli elementi salienti sono le welcome call e i controlli ad hoc sulla documentazione.

Ci parli del funzionamento di queste chiamate di benvenuto…
Ogni nostro cliente viene contattato telefonicamente e gli vengono poste una serie di domande che servono tra le altre cose a confermare i dati relativi alla sua posizione inseriti nella piattaforma dai nostri family broker. In questo senso possiamo dire che la telefonata si configura in pratica come una mystery call. Nel caso si registri qualche discrepanza tra i dati in nostro possesso e quelli forniti dal cliente le pratiche inoltrate non passano allo step successivo e vengono effettuati i controlli necessari.

Avete personale specificamente incaricato?
Certo, si tratta di persone che hanno ricevuto un’apposita formazione.Credipass

Supponiamo che nel corso della telefonata non si riscontrino particolari problemi, a quel punto cosa succede?
Si passa allo step successivo, che è rappresentato dai controlli sulla documentazione inviata. I nostri addetti passano al vaglio buste paga, dichiarazioni dei redditi, modelli unici, versamenti contributivi e ogni altro tipo di documento richiesto, che deve sempre pervenire con un timbro apposto dai nostri family broker che ne attesta la conformità all’originale. Chiaramente in questo modo cerchiamo anche di tutelare la nostra rete di collaboratori: se uno di essi si trova ad esempio ad avere a che fare con un cliente che produce della documentazione non corretta o addirittura contraffata, il rischio è quello di inoltrare una pratica irregolare che può incidere sulla reputazione di cui gode presso un istituto di credito con cui lavora magari da anni.

Anche in questo caso gestite tutto dall’interno?
Per la verifica dei versamenti contributivi abbiamo stipulato un accordo con un Caf. In questo modo, una volta ottenuta dal cliente l’autorizzazione ad effettuare i controlli necessari, possiamo avere dei riscontri praticamente in tempo reale. Questi dati vengono incrociati con quelli delle buste paghe per verificare che vi sia assoluta rispondenza. Di tutto il resto si occupa quello che nelle altre strutture viene generalmente chiamato back office e che noi abbiamo invece ribattezzato middle office, per sottolineare la sua posizione mediana tra i collaboratori e le banche partner. A capo di questa unità abbiamo posto un soggetto che ha maturato per anni esperienze presso banche specializzate, tra cui Unicredit, Barclays e Fineco Mutui. Con lui lavorano dipendenti con una formazione specifica nell’ambito dei controlli documentali. Oltre a tutto ciò abbiamo anche stipulato degli accordi con Crif per utilizzare alcuni dei suoi servizi. Il primo tra questi è stato AccreditMe, che consente una prima verifica del grado di affidabilità creditizia di un determinato soggetto. A breve inizieremo a utilizzare anche Identikit e Identinet.

Quanto tempo vi occorre per eseguire tutti questi controlli?
Nonostante il processo che ho esposto fino a questo momento sia estremamente articolato, riusciamo a gestire l’intera procedura in modo estremamente rapido, evitando ritardi e rallentamenti delle pratiche, che possono risultare certamente fastidiosi quando non addirittura recare nocumento ai clienti. In generale l’evasione di una pratica richiede 24 ore, salvo i ritardi che si possono verificare nell’ipotesi in cui il nostro call center non riesca a mettersi in contatto con il cliente in questione. Molto prezioso in questo senso è il contributo che ci fornisce la nostra piattaforma, grazie alla quale ci è possibile tracciare tutte le attività di controllo e verifica poste in essere e archiviare digitalmente sia i documenti che le telefonate di contatto con i clienti e ogni genere di comunicazione tra i collaboratori e il middle office. In questo modo ricostruire l’iter che ha portato all’approvazione o viceversa al rigetto di una specifica pratica è molto semplice. Colgo l’occasione per sottolineare che mentre fino a pochi giorni fa i nostri collaboratori dovevano pagare un canone per utilizzare la nostra piattaforma, ora che la nostra rete si è consolidata, e in considerazione del momento non certo facile che il settore della mediazione sta attraversando, abbiamo deciso di abolire questa quota e garantire un accesso completamente gratuito a tutti i nostri family broker.

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Stefano Grassi, presidente di Credipass: “Il nostro protocollo di sicurezza interno è una garanzia per le banche partner, i collaboratori e i clienti” ultima modifica: 2013-09-27T17:20:24+00:00 da Paolo Tosatti

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