L’era delle grandi pulizie di bilancio “a qualsiasi costo” sembra davvero alle spalle. Dopo anni di operazioni massive sul mercato degli npl (non performing loans), il sistema bancario italiano entra in una fase diversa, più selettiva e più attenta alla massimizzazione del valore. È il quadro che emerge dalla Nota di stabilità finanziaria e vigilanza n. 48 pubblicata dalla Banca d’Italia a dicembre 2025, firmata da Antonio Luigi Fischetto (esperto di vigilanza bancaria), Igino Guida (funzionario), Anna Rendina (economista) e Giovanni Santini (funzionario) del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria.
Il messaggio di fondo è chiaro: nel 2024 le banche hanno rallentato le cessioni di sofferenze, ma hanno migliorato la capacità di recupero, sia all’interno sia attraverso il mercato. Meno “pulizia a stock”, più gestione industriale del deteriorato.
Meno volumi ceduti, ma una gestione più equilibrata
Il primo segnale viene dai numeri. Nel 2024 sono state chiuse posizioni classificate a sofferenza per circa 6 miliardi di euro, in calo rispetto ai 9 miliardi del 2023. A una lettura superficiale si potrebbe pensare a un rallentamento dell’attività di derisking; in realtà la Nota lo interpreta come un effetto fisiologico del forte ridimensionamento dello stock di crediti deteriorati maturato negli anni precedenti. Semplicemente, ci sono meno sofferenze da “spingere fuori” dai bilanci.
Le vendite sul mercato sono scese da 5 a 3 miliardi, ma il dato più interessante è l’equilibrio che si è venuto a creare tra le due leve gestionali. Oggi le banche chiudono internamente un volume di sofferenze (3 miliardi) sostanzialmente pari a quello che cedono a terzi. La gestione non è più sbilanciata sulle transazioni massive, ma combina in modo più bilanciato workout interno e dismissioni.
La vera svolta è nei tassi di recupero
La buona notizia, per gli intermediari ma anche per la lettura sistemica, è il salto di qualità sui tassi di recupero. Nel 2024 il tasso medio è salito al 41%, cinque punti in più rispetto all’anno precedente. In altre parole, a parità di stock gestito, il sistema sta riuscendo a riportare a casa più valore.
A questo risultato contribuiscono due fattori principali. Il primo è il ruolo delle garanzie pubbliche, che da sole valgono circa tre punti percentuali della crescita complessiva. L’effetto è particolarmente visibile sulle posizioni non garantite da immobili, dove il tasso di recupero è passato dal 28% al 37%. Il secondo fattore è il miglioramento congiunto della macchina del recupero, tanto in house quanto sul lato delle cessioni: i recuperi sulle pratiche gestite in via ordinaria sono saliti dal 45% al 47%, mentre sulle posizioni cedute il tasso è passato dal 30% al 36%.
Anche le sofferenze assistite da garanzie reali, in primis immobiliari, mostrano un passo avanti: il tasso di recupero ha raggiunto il 44%, grazie soprattutto a performance più robuste nelle cessioni verso investitori specializzati. È un segnale di un mercato che, pur con volumi più contenuti, sta imparando a valorizzare meglio gli attivi problematici.
Prezzi in risalita: npl e utp tornano ad attrarre capitali
Il cambio di passo non riguarda solo i flussi, ma anche i prezzi. Chi vende oggi crediti deteriorati incassa di più. Il prezzo medio di cessione delle sofferenze nel 2024 si attesta intorno al 24% dell’esposizione lorda, con un incremento di due punti rispetto al 2023. Non siamo davanti a una fiammata speculativa, ma a un aggiustamento coerente con un mercato più maturo, meglio informato e meno “urgente” nelle dismissioni.
Ancora più significativo è il segmento delle inadempienze probabili (utp), cioè quei crediti in difficoltà ma con una probabilità non trascurabile di rientrare in bonis. Nel 2024 i volumi ceduti sono rimasti stabili attorno ai 4 miliardi di euro, ma il prezzo medio è salito al 51% dell’esposizione lorda, con un aumento di cinque punti percentuali. È un chiaro segnale di appetito degli investitori per questa asset class intermedia, percepita come un equilibrio tra rischio e potenziale di turnaround.
Smaltimento più rapido, macchina del recupero consolidata
Il timore, nel passaggio da una stagione di cessioni massive a una gestione più selettiva, era quello di un possibile “ingolfamento” del sistema. I dati, invece, indicano che la velocità di smaltimento si mantiene su livelli solidi. L’87% delle posizioni classificate a sofferenza viene chiuso entro tre anni, un risultato che conferma i progressi strutturali degli ultimi esercizi.
In sintesi, la Nota della Banca d’Italia descrive un mercato che ha smesso di fare leva soltanto sulla discontinuità delle vendite in blocco e sta entrando in una fase di nuovo equilibrio: meno stock da smaltire, più attenzione alla qualità dei processi, maggiore capacità di recupero, prezzi in risalita e una macchina del workout – interna ed esterna – che mostra livelli di efficienza ormai consolidati.
Per le banche, il tema non è più solo “scaricare” velocemente il rischio, ma decidere quando conviene tenere e quando conviene vendere, in un contesto in cui il deteriorato smette di essere solo un problema da espellere e diventa sempre più un ambito di gestione strategica. Ed è lì che, nei prossimi anni, si giocherà la differenza tra chi saprà trasformare le sofferenze in valore recuperato e chi continuerà a considerarle solo zavorra di bilancio.




















