Toner, cartucce, nastri: ecco come smaltirli ed evitare sanzioni

Stampante TonerInkjet, nastri, cartucce laser, ma anche i soli contenitori di toner per stampanti possono essere classificati come “rifiuti pericolosi”, a seconda delle polveri che contengono.  La legge li identifica seguendo i Codici Europei Rifiuti: 08.03.18 – materiali di stampa esausti non pericolosi; 08.03.17 – materiali di stampa esausti, contenenti sostanze pericolose.

Il problema per le aziende (in realtà per tutte le partite Iva, anche se ditta individuale) è quello del loro corretto smaltimento. Le aziende infatti non possono  utilizzare  gli  stessi  sistemi di smaltimento previsti per le utenze urbane private, ed è necessario che sia rispetti una specifica normativa, con tanto di documenti a comprova del corretto smaltimento del rifiuto.

Considerato inoltre che la legge di riferimento è in costante evoluzione, e che la tematica interessa l’ambiente, diventa subito chiaro come questo aspetto, peraltro così marginale nell’attività quotidiana, debba essere invece preso in debita considerazione per non incappare in provvedimenti sanzionatori anche pesanti.

Uno dei punti fondamentali della legislazione stabilisce che il responsabile della “produzione del  rifiuto”  è  il  soggetto (personale  o  giuridico)  che  lo  genera. La legge afferma infatti che “il produttore iniziale o altro detentore conserva la responsabilità per l’intera catena di trattamento restando inteso che, qualora il produttore iniziale o il detentore trasferisca i rifiuti a uno dei soggetti consegnatari, tale responsabilità di regola comunque sussiste”.

Nel caso dei residui esausti di stampa non è rilevante se le stampanti sono di proprietà della stessa azienda oppure di terzi, come accade ad esempio nei contratti di noleggio o nella maggior parte delle cosiddette formule “costo copia”. In tutti i casi chi stampa è il “produttore del rifiuto” ed è quindi responsabile delle attività per il suo opportuno trattamento.

Gli adempimenti in capo al produttore del rifiuto sono diversi e onerosi, e vanno dalla identificazione del rifiuto (se pericoloso o non pericoloso), al suo trasporto per il tramite di operatori autorizzati, al recupero o smaltimento a norma di legge, fino alla corretta compilazione e conservazione (per almeno 5 anni) del Fir (Formulario identificativo del rifiuto). Tutto questo anche per un semplice toner di stampante o cartuccia di fotocopiatore.

Ci sono società che ritirano le cartucce usate, ma non rilasciano documenti. Questo è un problema, perché il professionista così come la grande azienda devono essere certi che lo smaltimento sia andato a buon fine e devono, come già detto, avere il Fir.

I controlli riguardo il corretto smaltimento dei rifiuti si stanno significativamente intensificando negli ultimi anni. È un tema delicato, che abbraccia la più ampia problematica dell’impatto ambientale e dello sviluppo sostenibile e per questo motivo la normativa si fa sempre più stringente e rigida, e le multe sempre più pesanti.

Le sanzioni per chi non adempie all’obbligo di smaltimento corretto del residuo di stampa sono di 1.600 euro per il trasporto del rifiuto speciale senza formulario e vanno a 2.500 a 15.000 euro per la mancata o incompleta documentazione (registri di carico e scarico). In casi di particolare gravità, poi, si arriva al coinvolgimento penale dei responsabili (i produttori del rifiuto).

Non importa quindi se si tratta di grande azienda o di piccolo professionista, la norma è chiara e l’attenzione che va posta anche alla piccola stampante domestica deve essere massima. Lo smaltimento dei rifiuti esausti di stampa segue le regole di tutti gli altri rifiuti e, anche se per un ufficio o una piccola attività (ma anche per un libero professionista), valgono tutti gli adempimenti e tutti i rischi in capo ai produttori del rifiuto.

Toner, cartucce, nastri: ecco come smaltirli ed evitare sanzioni ultima modifica: 2017-12-14T12:29:29+00:00 da Redazione

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: