Ubi Banca, 830 milioni di perdite nel 2016

Ubi Banca LogoIl consiglio di gestione di Unione di banche italiane s.p.a. (Ubi Banca) ha approvato il progetto di bilancio d’esercizio e consolidato relativi all’esercizio chiusosi il 31 dicembre 2016, che verranno sottoposti per approvazione al consiglio di sorveglianza il 7 marzo.

Il consiglio di gestione proporrà all’assemblea, che si terrà in unica convocazione il 7 aprile 2017, la distribuzione di un dividendo unitario di 0,11 euro per ciascuna delle azioni che risulteranno in circolazione dopo il completamento delle operazioni di concambio relative alle fusioni previste per il completamento del progetto Banca Unica (data di efficacia 20 febbraio 2017), al netto delle azioni che saranno detenute in portafoglio. Il dividendo, se deliberato dall’Assemblea nella misura proposta, sarà messo in pagamento con data di stacco, record date e data di pagamento rispettivamente il 22, 23 e 24 maggio 2017.

La prima fase del piano industriale è in corso di conclusione in anticipo sui tempi e con risultati migliori di quanto previsto:

  • Dopo aver concluso a novembre la prima ondata di incorporazioni in Ubi delle prime due Banche Rete (Bre e Bpci), senza alcun impatto negativo o incidenti sulla clientela, il 20 febbraio verranno incorporate tutte le altre 5 Banche Rete (Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Banca di Valle Camonica, Banca Popolare di Ancona e Banca Carime) in netto anticipo sui tempi previsti.
  • A seguito degli accordi sindacali, 500 risorse sono in uscita dal Gruppo a fine febbraio 2017. Peraltro, sempre in anticipo sui tempi previsti, sono state ricevute richieste di adesione al fondo di solidarietà per oltre 1.250 risorse.
  • Il minor sviluppo degli impieghi a breve termine e il relativo impatto sul margine di interesse sono stati più che compensati dal minor costo della raccolta e dall’incremento delle componenti commissionali, trascinate in particolare dalla forte crescita del risparmio gestito.
  • Gli oneri operativi sono in diminuzione nonostante l’assorbimento dei maggiori contributi ordinari e straordinari ai Fondi di Garanzia
  • La riduzione radicale della dimensione dei nuovi flussi di crediti problematici provenienti da bonis, accompagnata alla manovra di utilizzo della shortfall effettuata a giugno 2016, ha permesso una forte riduzione dello stock dei crediti deteriorati sia in termini di valore lordo (12.521 milioni da 13.434 nel 2015) che in termini di valore netto (8.056 milioni da 9.689 nel 2015)
  • Nell’insieme, una serie di risultati già conseguiti che creano le condizioni per poter prevedere un 2017 con risultati in forte miglioramento rispetto al 2016.
  • Infine, in coerenza con quanto già comunicato in sede di Piano Industriale, viene proposta per l’esercizio 2016 la distribuzione di un dividendo cash di 11 centesimi per azione.

I principali numeri dell’esercizio 2016 rispetto al 2015
Stato patrimoniale

– Cresce del 2%, al netto dell’effetto performance, la raccolta totale sulla clientela captive del Gruppo:
– Si mantiene elevato il flusso di depositi a vista (lo stock ammonta a dicembre 2016 a 52,4 miliardi rispetto ai 50,3 di settembre 2016 e ai 47,7 del dicembre 2015)
– Prosegue la crescita progressiva dello stock di risparmio gestito e della raccolta assicurativa, che segnano rispettivamente +11,8% e +14,1% rispetto a fine dicembre 2015 (+3,8% e +2,3% rispetto a settembre 2016), totalizzando rispettivamente 38,1 e 16,5 miliardi di euro.
– Si mantengono stabili gli impieghi in bonis anno su anno assorbendo la riduzione del portafoglio in run off e l’impatto dell’attività di selezione ed eliminazione delle posizioni a EVA negativo
– Prosegue il miglioramento fisiologico della qualità del credito

  • a fine dicembre 2016 lo stock di crediti deteriorati lordi totali si riduce ulteriormente a 12.521 milioni (-6.8% vs dicembre 2015 e -5,4% vs settembre 2016), contribuendo, assieme alle maggiori rettifiche, alla riduzione dello stock totale di crediti deteriorati netti a 8.056 milioni (-16,9% vs dicembre 2015 e -3,3% vs settembre 2016)
  • I crediti deteriorati lordi rappresentano il 14,4% del totale crediti lordi (15,1% nel 2015); i crediti deteriorati netti scendono al 9,8% dei crediti totali netti (11,5% nel 2015)
  • Si riduce significativamente la formazione di nuovi crediti deteriorati: i flussi da crediti in bonis a deteriorati risultano in contrazione del 47% rispetto a dicembre 2015. Rispetto al picco storico annuale del 2012, i flussi da bonis a deteriorati risultano ridotti del 70% e sostanzialmente in linea con il 2007.
  • Si alzano ulteriormente le coperture dei crediti deteriorati totali, che raggiungono, inclusi gli stralci1 , il 45,8% (45,1% a settembre 2016 e 37,2% a dicembre 2015).
  • Si confermano solidi gli indicatori patrimoniali:
  • CET1 ratio “fully loaded” all’11,22% rispetto all’11,28% di settembre 2016. Si rammenta che il CET1 fully loaded non include l’effetto della deducibilità fiscale delle maggiori rettifiche su crediti effettuate con riassorbimento della shortfall, che porteranno progressivamente un beneficio stimato in oltre +40 punti base.
  • Leverage ratio “fully loaded” al 5,6%
  • NSFR e LCR >1

Conto economico
Includendo gli impatti degli oneri previsti per l’attuazione del Piano Industriale contabilizzati “up front” a partire da giugno 2016 (circa 850 milioni netti), i contributi straordinari al Fondo di Risoluzione (50,4 netti) e la svalutazione del Fondo Atlante (52,9 netti), il 2016 si chiude con una perdita di 830,2 milioni (utile di 116,8 milioni nel 2015).

Al netto degli impatti del Piano Industriale e delle poste straordinarie, il 2016 si è chiuso con un utile normalizzato di 111,6 milioni, che sconta una riduzione significativa dell’apporto della finanza (153,7 milioni rispetto ai 290,6 del 2015) e maggiori contributi ordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme per 33,2 milioni nel 2016, e che va a raffrontarsi con un utile di 189 milioni normalizzato nel 2015.
Principali evidenze economiche:
– La flessione del margine d’interesse è dell’8,2% su base annua. Non include i benefici del TLTRO2. La fase di flessione è in forte rallentamento, come dimostra l’andamento del 4trim2016 che a parità di giorni con il 3trim2016 produce un risultato sostanzialmente analogo (circa 365 milioni vs 368)
– Grazie alla significativa evoluzione della raccolta indiretta, e in particolare di quella gestita, le commissioni salgono del 2,7% rispetto al 2015, a 1.335 milioni. Nel 4trim2016 le commissioni nette si sono attestate a 346,2 milioni, in crescita rispetto ai 321,4 milioni del 3trim2016 anche al netto delle commissioni di performance (18,3 milioni di euro) e rispetto ai 330,6 milioni del 4 trim 2015.
– Prosegue il controllo degli oneri operativi, pari a 2.153,5 milioni nel 2016, in riduzione dell’1% o di 21,7 milioni rispetto ai 2.175,2 milioni del 2015 nonostante maggiori contributi ordinari e straordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme (131,9 milioni nel 2016 rispetto a 98,7 nel 2015).
– Costo del credito, al netto degli effetti del Piano Industriale2 , a circa 715 milioni rispetto ai circa 803 milioni del 2015
– Rettifiche di valore per deterioramento di altre attività per 130,1 milioni (16,9 milioni nel 2015) riferite all’elevata svalutazione del Fondo Atlante (73 milioni) e al sostanziale azzeramento del rischio di credito residuo legato a strumenti finanziari rivenienti da posizioni di credito deteriorato, contabilizzato nel 2trim2016 (47 milioni).

Ubi Banca, 830 milioni di perdite nel 2016 ultima modifica: 2017-02-10T19:50:10+00:00 da Redazione

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