Ubi Banca: approvati i risultati al 30 settembre 2012. Utile netto in crescita del 21,9%

I risultati della gestione economica, che hanno evidenziato una buona progressione di tutti i margini operativi, sono stati conseguiti in presenza di un ulteriore rafforzamento della solidità e dell’equilibrio patrimoniale e strutturale del Gruppo:

–          solidità patrimoniale: al 30 settembre 2012, il Core Tier 1 si attesta al 10,49%, il Tier 1 all’11% e il Total Capital Ratio al 15,32%. Nel mese di ottobre 2012 si è proceduto all’emissione di 1,2 miliardi di Lower Tier 2, che andranno a rafforzare ulteriormente il Total Capital Ratio.

–          requisito EBA: il Core Tier 1 pro-forma calcolato in base all’esercizio EBA si attesta al 9,35% rispetto ad un requisito minimo del 9% (era 9,24% al 30 giugno 2012);

–          leva finanziaria contenuta a 17,1x (era 18,4x al 30 settembre 2011);

–          prudente profilo di rischio:

– i crediti alla clientela rappresentano il 72% circa del totale attivo di Gruppo, a comprova della focalizzazione del Gruppo sulle attività tradizionali al servizio del territorio;

– il portafoglio titoli di proprietà rappresenta il 15% del totale attivo di Gruppo ed è costituito per l’82% da titoli di Stato italiani. Non vi è alcuna esposizione ai Paesi considerati “a rischio”.

–          equilibrio strutturale e liquidità:

Il Gruppo rispetta già i requisiti di liquidità Liquidity Coverage Ratio e Net Stable Funding Ratio.

Alla data del 6 novembre scorso, gli attivi stanziabili presso la BCE sono ulteriormente cresciuti rispetto ai 27,6 miliardi del 30 giugno scorso, e sono pari a 29,9 miliardi (il 22,7% del totale attivo del Gruppo) già al netto di haircut, di cui 17,8 disponibili per far fronte ad ulteriori esigenze di liquidità .

L’esposizione totale verso la BCE è di 12 miliardi in LTRO, invariata rispetto a fine febbraio 2012.

Risulta in ulteriore miglioramento il rapporto Impieghi/Depositi da clientela ordinaria, sceso a 117% (era 131% circa a settembre 2011), mentre il rapporto Impieghi/Depositi totali si attesta al 95% (era il 99% a settembre 2011).

La raccolta diretta da clientela ordinaria rappresenta circa l’81,2% della raccolta totale.

La gestione economica

I primi nove mesi del 2012 hanno fatto registrare una buona progressione dei proventi operativi a 2.635,5 milioni (+101,5 milioni o +4% anno su anno) e una significativa contrazione degli oneri operativi a 1.704,2 milioni (-72,7 milioni o -4,1% anno su anno) che hanno consentito un miglioramento di tutti i margini intermedi. Il risultato della gestione operativa è infatti salito di +174,2 milioni o del 23% anno su anno, attestandosi a 931,3 milioni, e l’utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte è incrementato di +172,3 milioni o dell’85,6% anno su anno, raggiungendo i 373,6 milioni, nonostante maggiori rettifiche su crediti rispetto al 2011.

Nell’ambito dei proventi operativi, il margine d’interesse (inclusivo di PPA) si è attestato a 1.514 milioni di euro, con una flessione contenuta al 3,9% rispetto ai 1.575,3 milioni registrati nell’analogo periodo del 2011, nonostante l’importante riduzione degli impieghi – scesi del 7,7% (circa 7,9 miliardi) anno su anno a seguito della debolezza della domanda di credito e delle azioni di de-risking e de-leveraging poste in essere dal Gruppo e protrattesi nella prima parte dell’anno – e la significativa contrazione dell’Euribor, sceso ad un valore medio dello 0,41% nei primi nove mesi del 2012 dall’1,16% del corrispondente periodo del 2011. A contenere la flessione hanno contribuito le progressive azioni di riprezzamento degli impieghi, effettuate in considerazione del rischio di credito e del maggior costo della raccolta, che hanno limitato la riduzione della forbice clientela (scesa in media di periodo di circa 15 punti base anno su anno rispetto al calo di 75 punti base dell’Euribor a 1 mese) e l’apporto del portafoglio di proprietà, che ha incrementato il proprio contributo al margine d’interesse di circa 140 milioni anche a seguito di nuovi acquisti di titoli di stato effettuati nel periodo.

Nel confronto tra il terzo ed il secondo trimestre dell’anno, il margine d’interesse segna un decremento del 3,9%, soprattutto a seguito della ulteriore brusca discesa dei tassi di mercato (l’Euribor a 1 mese è sceso dallo 0,40% allo 0,17% in media trimestrale – il livello più basso dall’inizio della crisi – , comprimendo ulteriormente il mark down sui depositi), ma anche a fronte di un’ulteriore contrazione degli impieghi (-0,5% sul secondo trimestre 2012).

I dividendi incassati nei nove mesi sono scesi a 13,7 milioni dai precedenti 19,9 milioni, a fronte una minore distribuzione di utili da parte di tutte le società, tra cui Intesa Sanpaolo (-2,3 milioni di euro).

Nei primi nove mesi dell’anno si è assistito ad una ripresa degli utili delle partecipazioni valutate al patrimonio netto, principalmente riferiti a società assicurative, saliti a 33,7 milioni al 30 settembre 2012 dai 13,1 milioni del settembre 2011.

Le commissioni nette hanno mostrato una buona tenuta, attestandosi a 871,6 milioni di euro (-0,8% anno su anno) nonostante l’inclusione di 31,1 milioni di commissioni pagate a fronte dell’emissione di obbligazioni con garanzia dello Stato, non presenti nel 2011. A parità di perimetro, vale a dire escludendo tale ultima voce, le commissioni nette dei primi nove mesi del 2012 si attesterebbero a 902,7 milioni di euro (+2,7% anno su anno).

Risulta pressoché invariato il contributo dei servizi di gestione, intermediazione e consulenza, pari a 401,3 milioni (399,7 milioni a settembre 2011), sostenuti dall’incremento delle commissioni sul collocamento titoli (+41,7 milioni), riferibili al successo della nuova gamma di prodotti Sicav di UBI Pramerica (quota di mercato del 13% circa del totale registrato dai nuovi prodotti lanciati a livello si sistema) e da minori commissioni passive per l’offerta fuori sede di strumenti finanziari (-6,3 milioni a seguito della razionalizzazione della rete di promotori finanziari), mentre permangono gli effetti dell’instabilità dei mercati finanziari e della congiuntura economica (gestioni patrimoniali e servizi di custodia e amministrazione titoli -27,3 milioni, distribuzione servizi di terzi -17,6 milioni).

Escludendo le commissioni pagate a fronte dell’emissione di obbligazioni con garanzia dello stato, l’attività bancaria tradizionale ha assicurato un apporto di 501,4 milioni di commissioni, in crescita del 4,7% rispetto ai primi nove mesi del 2011.

Le commissioni conseguite nel terzo trimestre del 2012 (285,5 milioni) risultano sostanzialmente allineate a quelle del secondo trimestre dell’anno (286,7 milioni), per effetto dell’andamento sostanzialmente analogo delle loro componenti, e confermano la buona tenuta rispetto alle commissioni registrate nel terzo trimestre del 2011 (292 milioni).

Nei primi nove mesi del 2012 è stato particolarmente favorevole il risultato netto dell’attività finanziaria, che ha totalizzato 148,3 milioni di euro (era pari a -16,7 milioni nei nove mesi 2011), quale somma:

–    dell’utile dell’attività di negoziazione, soprattutto del comparto obbligazionario, per 69,5 milioni (di cui 48,3 nel terzo trimestre dell’anno);

–    dell’utile della cessione /riacquisto di attività e passività finanziarie per 91,3 milioni (16,6 conseguiti nel terzo trimestre) di cui 59,9 relativi dalla manovra di cessione di titoli di stato italiani in AFS (10,4 conseguiti nel terzo trimestre); 20,7 inerenti al parziale riacquisto, nei mesi di febbraio-marzo 2012, di strumenti innovativi di capitale in circolazione; e 1,6 rivenienti dalla vendita di una quota (7 milioni di azioni) della partecipazione in IntesaSanPaolo, effettuata nel terzo trimestre dell’anno;

–    del risultato delle attività di copertura e della valutazione di fondi al fair value complessivamente negativo per 12,6 milioni.

In continuità rispetto agli ultimi tre anni, è proseguito il contenimento degli oneri operativi, attestatisi a 1.704,2 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno rispetto ai 1.777 del 2011 (-4,1% anno su anno o -6,2% al netto delle componenti non ricorrenti). In sintesi:

–    le spese per il personale, pari a 1.049 milioni di euro, risultano in diminuzione di 23,8 milioni di euro o del 2,2%, essenzialmente grazie alla progressiva riduzione dell’organico medio (-324 unità in termini di forza lavoro media) e alla minor incidenza della parte variabile degli stipendi.

La voce comprende componenti non ricorrenti in entrambe gli anni; nel 2012 un costo di 11,6 milioni (di cui 7,6 contabilizzati nel terzo trimestre) legato a piani specifici di incentivi all’esodo; il 2011, per contro, beneficiava di un rilascio, effettuato nel terzo trimestre dell’anno, di somme contabilizzate in esercizi precedenti a fronte del ricalcolo attuariale di prestazioni a favore del personale per i periodi successivi alla quiescenza (27,9 milioni).

In termini normalizzati, le spese per il personale registrano quindi un decremento di 63,4 milioni, risultando così in contrazione del 5,8% anno su anno.

Nel raffronto con le spese per il personale del secondo trimestre dell’anno (328,3 milioni), le spese per il personale del terzo trimestre dell’anno (356,2 milioni) risultano penalizzate dalla componente di costo non ricorrente di cui sopra (7,6 milioni di euro) e dal fatto che i tre mesi precedenti avevano beneficiato della contabilizzazione di 17 milioni a titolo di ripresa di accantonamenti pregressi. Tenendo conto di tali elementi, le spese per il personale risulterebbero sostanzialmente allineate nei due periodi.

– l’azione di contenimento è stata efficace anche sulle altre spese amministrative, che risultano pari a 513,7 milioni e in decremento di 8,6 milioni o dell’1,6% rispetto ai primi nove mesi del 2011, nonostante l’impatto della maggior tassazione prevista anche dal Decreto Salva Italia (IVA e IMU principalmente).

– le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali (inclusive di PPA), pari a 141,5 milioni, segnano una riduzione di 40,3 milioni anno su anno, andamento spiegato per la quasi totalità (-37,3 milioni) dalla riduzione dell’ammortamento della differenza di fusione (c.d. PPA), conseguente all’impairment di alcune immobilizzazioni immateriali contabilizzato a fine 2011.

Grazie agli andamenti descritti, il rapporto tra proventi ed oneri operativi (inclusa la PPA), cosiddetto cost/income ratio, mostra una contrazione di oltre 5 punti percentuali su base annua.

Il deterioramento del contesto economico ha condizionato la dinamica delle rettifiche di valore nette su crediti, salite nei primi nove mesi dell’anno a 494,7 milioni, contro i 398,7 milioni dell’analogo periodo del 2011, definendo un costo del credito annualizzato dello 0,70% del totale impieghi (anche a seguito della riduzione degli stessi), invariato rispetto allo 0,70% rilevato nel primo semestre 2012 e superiore allo 0,61% registrato nell’intero 2011.

In particolare, nel periodo le svalutazioni analitiche sui crediti deteriorati sono salite a 698 milioni di euro (547 milioni nel 2011); si conferma rilevante, nonostante la situazione economica, l’ammontare delle riprese di valore, attestatesi a 189 milioni di euro (erano 197 nel 2011).

Per quanto riguarda il portafoglio in bonis, nei primi nove mesi dell’anno sono state contabilizzate riprese nette collettive per 14,6 milioni (rispetto a rettifiche nette pari a 49 milioni nei primi nove mesi del 2011); il grado di copertura del portafoglio crediti in bonis risulta sostanzialmente stabile anno su anno e pari allo 0,56%.

Il conto economico evidenzia inoltre 50,7 milioni (138,8 nel 2011) quali rettifiche nette di valore per deterioramento di altre attività/passività finanziarie, in entrambi gli anni quasi tutte componenti non ricorrenti riferite a svalutazioni durevoli di strumenti detenuti in portafoglio, essenzialmente la partecipazione in Intesa Sanpaolo.

La cessione di investimenti e partecipazioni ha generato un utile di 8,6 milioni, riveniente per 8,1 milioni (non ricorrenti) dalla plusvalenza originatasi con l’esercizio del diritto di recesso e la successiva liquidazione, avvenuta all’inizio del mese di settembre, della partecipazione in ARCA SGR.

Per effetto degli andamenti sopra descritti, l’utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte mostra un miglioramento dell’85,6%, a 373,6 milioni dai 201,3 milioni del periodo corrispondente del 2011.

Le imposte sul reddito del periodo dell’operatività corrente sono stimate pari a 135,6 milioni, rispetto ad un dato positivo per 144,5 milioni nei primi nove mesi del 2011. Ambedue i periodi includono poste non ricorrenti positive, pari a 73,7 milioni nel 2012 e a 352,8 nel 2011.

In termini normalizzati, le imposte salgono nei primi nove mesi del 2012 a 209,6 milioni, dai precedenti 197,6 milioni, definendo un tax rate normalizzato del 52,1%, rispetto al precedente 62,9%.

Infine, si rammenta che nel 2011erano presenti rettifiche di valore dell’avviamento e degli intangibili a vita utile definita al netto delle imposte e dei terzi per 143,8 milioni, riferite alla svalutazione durevole degli avviamenti di alcune società prodotto (Centrobanca, UBI Leasing, Banca 24/7) e alla totale svalutazione delle attività immateriali relative alla partecipazione in BY YOU.

Gli aggregati patrimoniali

A fine settembre 2012 gli impieghi verso la clientela ammontavano a 94,8 miliardi di euro, in diminuzione del 7,7% nei dodici mesi e dello 0,5% rispetto a giugno 2012. L’andamento del portafoglio crediti è stato caratterizzato da azioni di de-risking (uscita da settori e posizioni a maggiore rischiosità) e di de-leveraging (riduzione degli impieghi verso le Large Corporate), implementati dal Gruppo a partire dal 4° trimestre del 2011 e protrattesi nella prima parte dell’anno, cui si è sovrapposta la debolezza della domanda di credito legata alla recessione in atto.

Nonostante quanto sopra, gli impieghi verso la clientela rappresentano il 72% del totale attivo del Gruppo, una delle percentuali più elevate a livello dei maggiori gruppi europei.

Al 30 settembre 2012, lo stock di crediti deteriorati netti (sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti/sconfinanti) ammonta a 7,77 miliardi – in aumento rispetto ai 6,28 miliardi del 31 dicembre 2011 – con un’incidenza dell’8,19% sul totale crediti netti anche per effetto della riorganizzazione del comparto credito al consumo9.

Nell’ambito dei crediti deteriorati, le sofferenze nette sono cresciute a 2,85 miliardi dai 2,48 del 31 dicembre 2011, determinando un’incidenza sul totale crediti netti del 3,01% rispetto ad un dato di sistema per il settore privato pari al 3,46%.

La copertura delle sofferenze risulta invariata rispetto a giugno 2012 e pari al 41,54% mentre era del 43,31% a fine 2011. La riduzione è da riferire essenzialmente alla crescente incidenza delle posizioni garantite in via reale (che rappresentano il 63,4% delle posizioni lorde a sofferenza, erano il 60,6% a dicembre 2011), che richiedono minori rettifiche. La copertura delle posizioni prive di garanzia reale risulta del 77% e significativamente superiore al 68% di sistema.

Al 30 settembre 2012, gli incagli netti rappresentano il 3,29% del totale crediti netti e ammontano a 3,12 miliardi (erano 2,53 miliardi a fine 2011) con un incremento influenzato anche dall’impatto della riorganizzazione del comparto credito al consumo. La copertura complessiva degli incagli risulta del 10,86%, (era 10,91% a dicembre 2011). Anche su questa categoria incide la forte presenza delle posizioni garantite in via ipotecaria (63,9% del totale incagli lordi – al netto dell’effetto della riorganizzazione del credito al consumo sarebbe il 68,6% – rispetto al 65% a dicembre 2011), che richiedono minori rettifiche. La copertura delle posizioni prive di garanzia reale risulta del 17,9%.

Il livello delle posizioni ristrutturate nette risulta allineato a quello di dicembre 2011 e pari a 0,84 miliardi (0,9% del totale crediti netti). Le posizioni scadute/sconfinanti ammontano a 0,95 miliardi dagli 0,42 del 31 dicembre 2011, con un’incidenza dell’1% rispetto al totale dei crediti netti; l’incremento è da attribuirsi essenzialmente alle modifiche normative dei criteri di classificazione (oltre i 90 giorni rispetto al criterio di oltre 180 giorni in essere fino al 31 dicembre 2011) e alla riorganizzazione del comparto credito al consumo di cui sopra.

Al 30 settembre 2012, la raccolta diretta totale ammonta a 100,3 miliardi di euro rispetto a 102,2 miliardi a giugno 2012 e a 103,9 miliardi a settembre 2011, e riflette la crescita della raccolta diretta da clientela ordinaria cui si contrappone il decremento della raccolta istituzionale.

Nell’ambito dell’aggregato, si evidenziano i seguenti andamenti:

  • la raccolta diretta da clientela ordinaria (incluse le emissioni obbligazionarie e al netto della raccolta istituzionale e delle operazioni di pronti contro termine con la Cassa Compensazione e Garanzia), risulta in crescita a 81,4 miliardi, segnando un +3,7% anno su anno (+1,3% rispetto a giugno 2012). Si rammenta che l’aggregato comprende anche depositi diretti della Cassa di Compensazione e Garanzia per circa 1,5 miliardi (analogo importo a giugno 2012 e 0,7 miliardi a settembre 2011), che, a seguito di cambiamento di normativa, non saranno più presenti già a partire da fine anno.

  • le operazioni di pronti contro termine con la Cassa di Compensazione e Garanzia, utilizzate per il finanziamento di posizioni in titoli e pari a 4,4 miliardi, risultano in diminuzione sia rispetto ai 7,2 miliardi del giugno 2012 che ai 7,4 miliardi del settembre 2011;

  • la restante raccolta istituzionale ammonta a 14,5 miliardi (era 14,7 miliardi nel giugno 2012 e 17,9 miliardi nel settembre 2011).

La riduzione è da ascriversi principalmente alla scadenza di obbligazioni emesse sui mercati internazionali sotto programma EMTN (-3,6 miliardi anno su anno); peraltro, si rammenta che nel mese di ottobre di quest’anno il Gruppo ha effettuato un’emissione per un ammontare di 750 milioni di euro di Obbligazioni Senior sotto programma EMTN, la prima dall’aprile 2011, cogliendo una buona opportunità di mercato in termini di pricing, che ha avuto favorevole riscontro presso gli investitori istituzionali, confermando la capacità di UBI di accedere ai mercati internazionali.

L’esposizione del Gruppo verso la BCE rimane quella di fine febbraio 2012, e consiste in un ammontare totale di 12 miliardi di euro nominali, derivante dalla partecipazione del Gruppo alle aste LTRO a tre anni promosse dalla BCE a dicembre 2011 e febbraio 2012, iscritto tra i “Debiti verso Banche” e quindi non incluso nella Raccolta diretta.

La solida posizione di liquidità del Gruppo è ulteriormente assicurata dall’ammontare delle attività stanziabili che alla data del 6 novembre ammontano complessivamente, al netto degli haircut, a 29,9 miliardi di euro (17,8 miliardi di attivi stanziabili disponibili e 12 dati a collaterale per l’LTRO) rispetto a 11,6 al 31 dicembre 2011.

Al 30 settembre 2012, le attività finanziarie del Gruppo rappresentano il 15% del totale attivo e totalizzano 20 miliardi, di cui 16,3 miliardi in titoli di stato italiani.

Sempre nell’ambito del portafoglio, non vi è alcuna esposizione a titoli di stato di Paesi “a rischio”.

Infine, la raccolta indiretta da clientela ordinaria, attestatasi a 70,7 miliardi, risulta in riduzione dell’1,9% rispetto ai 72,1 miliardi del dicembre 2011, ma in ripresa rispetto ai 69 miliardi del giugno 2012 grazie essenzialmente al contributo della raccolta gestita (+1,5 miliardi) che comprende le sottoscrizioni della nuova gamma di prodotti di UBI Pramerica.

Al 30 settembre 2012, il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca, comprensivo del risultato di periodo, si attesta a 9.624 milioni di euro (8.939 milioni di euro a fine dicembre 2011).

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Ubi Banca: approvati i risultati al 30 settembre 2012. Utile netto in crescita del 21,9% ultima modifica: 2012-11-14T12:53:49+00:00 da Flavio Meloni

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