Ubi Banca, approvato il piano industriale 2020-2022: previsti 2030 esuberi e la chiusura di 175 filiali

Ubi Banca, logoIl consiglio di amministrazione di Ubi Banca ha approvato le linee di sviluppo e i target del piano industriale del gruppo per il triennio 2020-2022. La banca, che ha avuto nel 2019 un utile netto di 251 milioni di euro (utile netto normalizzato pari a 353 milioni di euro) e prevede di averne 665 milioni nel 2020, mantenendo in media un livello di destinazione dei profitti ai dividendi pari al 40%, ha in programma la chiusura di 175 filiali e una riduzione del personale per un totale di 2030 risorse nell’arco dei tre anni (comprese le 300 persone oggetto di un accordo sindacale di gennaio 2020, il cui costo pari a 46,8 milioni netti è già stato incluso nei risultati dell’esercizio 2019). “Grazie all’attuazione delle iniziative per il consolidamento dei ricavi e alla continua ottimizzazione dei costi, la banca prevede di conseguire una riduzione del cost/income (esclusi i contributi di sistema) dal 62,1% del 2019 al 58,1% del 2022”, precisa una nota diffusa oggi dall’istituto di credito.

Il piano industriale 2020-2022 di Ubi Banca è stato sviluppato in ipotesi di scenario economico conservativo e si articola su tre pilastri di sviluppo, generatori di maggior redditività:

a) la rigorosa attenzione alla selezione del credito e alla qualità dell’attivo;

b) la trasformazione del business retail grazie alla forte riduzione del cost to serve, abilitata dalla digitalizzazione e dall’ulteriore miglioramento del servizio (omnicanalità) accompagnato da un progetto di up/reskilling delle risorse;

c) l’ulteriore rafforzamento del servizio ai clienti high end (premium, private, corporate, cib) grazie a un’evoluzione delle piattaforme esistenti e a un forte investimento in formazione e specializzazione dei team.

Questi pilastri sono stati supportati da fattori abilitanti trasversali, necessari al raggiungimento degli obiettivi:

1) il rafforzamento della capacità di analisi dati;

2) la ridefinizione della struttura organizzativa in funzione del supporto all’innovazione;

3) la disponibilità di un assetto flessibile abilitante a gestire eventuali necessità di adeguamento della strategia in corso di piano derivanti da significative variazioni del contesto esterno;

4) la creazione di una struttura ad hoc destinata alla sostenibilità.

Il piano industriale 2022 parte da basi solide, costruite con la partecipazione e l’impegno di tutte le persone di Ubi. I risultati del 2019 infatti sono stati decisamente positivi. Le misure prese in corso d’anno hanno consentito il raggiungimento di un ratio di crediti deteriorati lordi del 7,8% (6,9% proforma), prossimo ai migliori del sistema – ha dichiarato Victor Massiah, chief executive officer del gruppo Ubi Banca -. La banca presenta a fine 2019 una struttura di bilancio equilibrata, forte liquidità, e livelli di capitale in crescita. Il piano che abbiamo elaborato si basa sulla trasformazione della banca nell’ottica di un gruppo che sa cavalcare le nuove tecnologie digitali grazie a una significativa componente di investimenti senza però rinunciare al fattore umano, ma anzi valorizzandolo con un forte impegno nella formazione. Miglioreranno, e in alcuni casi verranno trasformati, i modelli di servizio alla clientela in ambiente di omnicanalità, consentendo al cliente un utilizzo totalmente flessibile di tutti i canali fisici e remoti disponibili. Continueremo a mantenere il controllo sui costi, nonostante gli importanti investimenti previsti, a monitorare il rischio, con l’ulteriore riduzione dei crediti deteriorati grazie alla forza della nostra piattaforma interna di recupero, e a rafforzare i controlli. La banca potrà contare sul mantenimento di indici patrimoniali e strutturali in grado di garantire la consueta solidità ma allo stesso tempo potrà far leva su significativi elementi di flessibilità. Alle tematiche di sostenibilità, già ampiamente presenti nel dna ultracentenario della banca, verrà dedicata una struttura di primo livello che agirà in modo trasversale coinvolgendo in modo organico tutti gli ambiti del gruppo. Infine, grazie all’incremento della redditività complessiva, il Piano prevede un dividendo costantemente in crescita, coerente con il mantenimento di un Cet1 a livelli di assoluta solidità. Il triennio di piano rappresenta in modo simbolico il lasciarsi alle spalle un decennio di crisi che la banca peraltro ha affrontato con resilienza. Basandosi su un approccio conservativo per gli scenari futuri, la banca è convinta di avere tutte le capacità di evolvere il proprio modello di business al servizio di azionisti, clienti, personale e del contesto ambientale in cui opera”.

Maggiori dettagli sono disponibili nel comunicato stampa sul piano industriale 2020-2022 di Ubi Banca.