Ubi Banca nel 2017 torna in utile. Proposto dividendo di 0,11 centesimi per azione

Ubi Banca LogoIl consiglio di gestione ha approvato il progetto di bilancio d’esercizio e consolidato di Ubi Banca relativi all’esercizio chiusosi il 31 dicembre 2017, inclusivi della proposta di distribuzione di un dividendo unitario di 0,11 euro alle 1.141.300.266 azioni ordinarie in circolazione (al netto delle azioni proprie riacquistate), pari a un monte dividendi di massimi 125,5 milioni di euro, prelevato dalla Riserva Straordinaria, che verranno presentati per approvazione al Consiglio di Sorveglianza il 6 marzo 2018.

Tale proposta verrà sottoposta all’assemblea, che si terrà in unica convocazione il 6 aprile 2018. Il dividendo, se deliberato dall’assemblea nella misura proposta, sarà messo in pagamento con data di stacco, record date e data di pagamento rispettivamente il 21, 22 e 23 maggio 2018.

L’ANDAMENTO ECONOMICO DEL GRUPPO
I risultati consolidati del Gruppo Ubi per l’esercizio 2017 includono, a partire dal 1 aprile 2017, quindi per tre trimestri, le 3 banche recentemente acquisite.
A seguito della fusione di Banca Adriatica e di Banca Tirrenica – e delle relative banche controllate – in Ubi Banca, avvenuta nel 4° trimestre 2017, non sono più disponibili per l’esercizio 2017 i dati disaggregati per Ubi stand alone e per le 3 banche acquisite, rendendo quindi meno significativo il confronto con l’esercizio 2016 che si riferiva a Ubi stand alone.
Per contro, risulta significativo il confronto congiunturale trimestrale, che verrà esaminato in dettaglio.

L’esercizio 2017
L’esercizio 2017 si è chiuso per il Gruppo Ubi allargato con un utile contabile di 690,6 milioni di euro (rispetto a una perdita di 830,2 milioni per Ubi stand alone nel 2016) ed un utile al netto delle componenti non ricorrenti a 188,7 milioni di euro (rispetto a una perdita di 474,4 milioni per Ubi stand alone nel 2016).
Al risultato hanno contribuito i proventi operativi generati dal Gruppo UBI allargato per 3.578,5 milioni, in crescita di circa 459 milioni rispetto ai 3.119,5 milioni conseguiti da Ubi stand alone nel
2016, mentre gli oneri operativi, che non riflettono ancora i risparmi di costo previsti dal Piano Industriale, si sono attestati a 2.427 milioni, in crescita di soli 274 milioni rispetto ai 2.153,5 milioni
registrati da UBI stand alone nel 2016, grazie alle azioni di contenimento poste in essere nel 2017.

Nel dettaglio, il 2017 ha registrato i seguenti principali risultati:
– un margine d’interesse a 1.626,6 milioni (+8,6% vs UBI stand alone nel 2016), che include 68,8 milioni di “bonus” TLTRO2 a seguito della conferma della crescita prevista nel perimetro degli impieghi di riferimento;
– commissioni nette per 1.546,3 milioni (+15,8% vs UBI stand alone nel 2016), che confermano la bassa incidenza delle commissioni up-front e delle commissioni di performance (complessivamente 14,2% del totale rispetto a 16,7% per UBI stand alone nel 2016) e quindi la focalizzazione virtuosa sulle commissioni “ricorrenti”;
– un utile netto dell’attività di negoziazione e copertura a 252,6 milioni (153,7 milioni 2016), essenzialmente riferito all’attività di UBI, che comprende un importante apporto della vendita di titoli di debito AFS e HTM (circa 170 milioni nel 2017 vs 120 nel 2016) e la valorizzazione, nell’ambito del risultato della negoziazione, delle opzioni sul portafoglio partecipativo del Gruppo per 62,7 milioni di euro;
– un risultato positivo delle società assicurative apportate al Gruppo dalla Banca Tirrenica, pari a 12,4 milioni, non presente nei risultati 2016 del Gruppo UBI stand alone;
– spese per il personale attestatesi a 1.480,9 milioni includendo le 3 Banche rispetto a 1.275,3 per UBI stand alone a fine 2016. L’incremento è ascrivibile all’ingresso nel Gruppo di 3.500 risorse medie provenienti dalle Banche acquisite per un costo teorico di circa 224 milioni sui 9 mesi, mitigato dai Piani di incentivazione all’esodo firmati negli ultimi anni (-48 milioni) che hanno
consentito anche di compensare incrementi inerziali delle retribuzioni.
Complessivamente, nel Gruppo allargato sono uscite nell’anno 1.379 risorse, alle quali andranno ad aggiungersi circa 550 risorse la cui uscita è prevista nel 2018;
– altre spese amministrative per il Gruppo allargato per 787,6 milioni rispetto ai 734,7 di UBI stand alone nel 2016 e rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali a 158,4 milioni rispetto ai 143,5 di UBI stand alone nel 2016 che non beneficiano ancora, dato il processo di integrazione in corso, delle sinergie di risparmio attese in arco Piano. Peraltro, le migrazioni di Banca Adriatica nell’ottobre 2017 e di Banca Tirrenica nel novembre 2017 sul sistema IT di UBI Banca hanno già consentito la chiusura di oltre 100 sportelli, portando il totale sportelli domestici del Gruppo da 1.524 a fine dicembre 2016, a 1.948 dopo l’inclusione delle 3 banche, a 1.838 a fine 2017.
Nel 2017, le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti si sono attestate a 728,3 milioni o 79 punti base del totale crediti netti, e includono nel 4 trimestre dell’anno gli effetti ad oggi rilevabili dell’ispezione in corso da parte di BCE sul portafoglio crediti Imprese (Specialised Lending, Large Corporate, Corporate, Small Business con l’esclusione delle Imprese Retail) del Gruppo (UBI Banca, UBI Leasing e UBI Factor, performing e non). L’iter, avviato a fine settembre 2017, si concluderà nella prima parte dell’anno. Le rettifiche su crediti del 2016, riferite a UBI banca stand alone (1.565,5 milioni), includevano invece gli impatti delle misure di Piano Industriale che hanno portato in tale anno alla chiusura della shortfall.

Nel periodo sono stati contabilizzati circa 134 milioni di rettifiche di valore nette per altre attività e passività, essenzialmente legate alla svalutazione dell’investimento nel Fondo Atlante per 89,3 milioni e all’onere sostenuto per l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a favore di CR Cesena, Rimini e S. Miniato, per 42 milioni, tutti non ricorrenti.
Le imposte sul reddito dell’esercizio si sono attestate a 120,4 milioni, definendo un tax rate del 42,84% (39,32% normalizzato) e si riferiscono alle sole imposte di competenza dell’esercizio, senza quindi alcun beneficio derivante dall’iscrizione delle DTA sulle perdite pregresse delle 3 banche acquisite i cui presupposti per la rilevazione si manifesteranno a fronte degli imponibili fiscali futuri attesi. Si precisa che le imposte sul reddito includono euro 40 milioni di imposte correnti, circa 130 milioni di imposte relative al rilascio di imposte differite attive su componenti di costo di esercizi precedenti la cui deducibilità fiscale si è manifestata nel corrente esercizio e che hanno determinato un imponibile negativo in capo a UBI Banca, a fronte del quale sono state iscritte imposte anticipate per circa euro 50 milioni.

Anche nel 2017 sono stati registrati oneri una tantum in relazione al Piano industriale di Gruppo e all’integrazione in corso delle 3 Banche acquisite: sono stati contabilizzati, al netto di imposte e terzi, oneri per piani di incentivi all’esodo (essenzialmente in relazione all’accordo sindacale firmato nell’ottobre 2017) per 41 milioni netti, oneri residuali per il progetto Banca Unica per 6,6 milioni e oneri per il progetto di integrazione delle 3 Banche Acquisite per 33,2 milioni, oltre a impairment su immobili per 2,9 milioni. Il 2016 aveva invece visto la contabilizzazione di oneri legati all’avvio del Piano Industriale di UBI stand alone per un totale di 261,3 milioni.
Infine, l’esercizio ha beneficiato dell’iscrizione a conto economico di un totale di 640,8 milioni di euro conseguenti l’allocazione definitiva del badwill, per la maggior parte già inclusi, in via provvisoria, nei risultati al 30 giugno e al 30 settembre 2017.

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I risultati economici del 4trim2017 rispetto al 3trim2017 (UBI Banca + 3 Banche Acquisite) Il 4 ° trimestre dell’anno è stato particolarmente importante sul fronte dell’integrazione delle tre Banche Acquisite nel maggio 2017. Si rammenta infatti che si è proceduto alla migrazione di Banca Adriatica e Banca Tirrenica e delle relative banche controllate rispettivamente a ottobre e novembre 2017, mentre la migrazione di Banca Teatina è confermata per l’ultima settimana di febbraio 2018. Al contempo, sono state – tra l’altro – consolidate le sette nuove Macro Aree commerciali a copertura del territorio nazionale, definendone responsabili e riporti, si è proceduto alle previste chiusure di sportelli ed è stata portata a termine la ri-portafogliazione commerciale della clientela, tutte azioni abilitanti la nuova struttura evolutiva di Gruppo e la generazione di sinergie di costo e di ricavi, come previsto nel Piano Industriale.

Nonostante l’importante attività di riorganizzazione, il 4° trimestre dell’anno ha registrato proventi operativi a 983,2 milioni, in crescita sia rispetto al 3trim (+14,8%) che al 2trim dell’anno (+4,5%).

Nell’ambito dell’aggregato:
 il margine d’interesse è salito a 478,9 milioni, beneficiando sia della crescita organica che dell’apporto del “bonus” TLTRO2 contabilizzato dopo verifica del raggiungimento delle crescite prescritte nel perimetro di impieghi di riferimento. Al netto dell’apporto del TLTRO2, il margine d’interesse si attesta a 410,1 milioni dai precedenti 402,5 e dai 398 del 2trim2017, in crescita costante grazie all’apporto dell’attività di intermediazione con la clientela, salita a circa 376 milioni (era 368 nel 3trim2017 e 356 nel 2trim2017). Si conferma la riduzione del costo del funding, con un mark down sceso a -78 punti base nel 4trim2017, rispetto a -83 pb nel 3trim2017 (e -87pb nel 2trim2017), consentendo allo spread di risalire di 2 punti base a 162 pb nel 4trim2017 nonostante la continua pressione sul mark up. Per contro, scende l’apporto del portafoglio titoli, a motivo essenzialmente del ridimensionamento della quota di titoli di stato italiani (11,2 miliardi a dicembre 2017 rispetto a 16,6 miliardi a dicembre 2016);

 le commissioni nette sono cresciute a 395 milioni, +1,3% rispetto ai 389,8 milioni del 3trim2017 (410,5 nel 2trim2017), nonostante una minor attività di collocamento titoli e di distribuzione di prodotti assicurativi nel 4trimestre rispetto ai precedenti11, legata alle attività di integrazione delle banche acquisite e alla riorganizzazione commerciale, in presenza di commissioni da attività di intermediazione con la clientela sostanzialmente stabili. Le commissioni up front e di performance risultano complessivamente pari a circa il 13% del totale, percentualmente invariate rispetto al 3trim2017 e in riduzione rispetto al 2trim2017;

 il risultato dell’attività finanziaria si è attestato a 67,5 milioni, in crescita rispetto al 3trim2017 (36,4 milioni) essenzialmente a motivo della valorizzazione, nell’ambito del risultato della negoziazione, delle opzioni sul portafoglio partecipativo del Gruppo per 62,7 milioni di euro;

 il risultato della gestione assicurativa, riferito alle società apportate al Gruppo da Banca Tirrenica, si è quantificato in 3,7 milioni nel 4trim 2017, rispetto ai precedenti 4,6 nel 3trim e 4,1 nel 2trim;
Gli oneri operativi hanno totalizzato 637,5 milioni nel 4trim2017, con la consueta stagionalità rispetto al 3trim dell’anno (631,3 milioni) e sostanzialmente in linea con il 2trim2017 (636,2 milioni).
In particolare:
 le spese per il personale ammontano a 384,3 milioni, e includono, rispetto al 3trim 2017 (379,8 milioni), alla voce “salari e stipendi”, voci stagionali, tipiche dell’ultimo trimestre dell’anno tra cui
aumenti CCNL e riconoscimenti al personale (complessivamente oltre 9 milioni), nonché oneri legati alle migrazioni (circa 2 milioni) e accantonamenti per accordi aziendali, non pienamente compensati dai risparmi legati all’evoluzione degli organici (circa 8 milioni a fronte della riduzione nel trimestre di 379 risorse medie) e dal contenimento delle retribuzioni variabili;

 le altre spese amministrative sono diminuite a 209,8 milioni nel 4trim2017 rispetto ai 211,8 del 3trim2017. Il beneficio di minori oneri contributivi al Fondo di Risoluzione (8,1 milioni rispetto ai
33,6 del 3trim2017) è stato parzialmente compensato dai maggiori oneri in relazione all’esecuzione di attività progettuali, collegate anche alle migrazioni e alle chiusure di sportelli, nonché alle campagne pubblicitarie lanciate nell’ultima parte dell’anno. Gli ammortamenti, cresciuti rispetto al 3trim di circa 4 milioni a 43,5 milioni, includono nuovi ammortamenti relativi a nuovi investimenti effettuati, soprattutto a sostegno dei ricavi, nonché l’impatto dei write-off legati alle chiusure di sportelli conseguenti alle migrazioni dell’ultimo trimestre.

Grazie agli andamenti sopra descritti, il risultato della gestione operativa si è attestato a 345,6 milioni, in crescita del 53,5% rispetto ai 225,1 milioni del 3trim2017 e del 13,5% rispetto al 2trim2017.

Nel quarto trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 310,7 milioni12, in crescita rispetto ai precedenti trimestri da un lato per la consueta stagionalità, dall’altro a seguito dell’inclusione degli effetti ad oggi rilevabili dell’ispezione in corso da parte di BCE sul portafoglio crediti Imprese (Specialised Lending, Large Corporate, Corporate, Small Business con l’esclusione delle Imprese Retail) del Gruppo (UBI Banca, UBI Leasing e UbiI Factor, performing e non). L’iter, avviato a fine settembre 2017, si concluderà nella prima parte dell’anno. Sulla base delle evidenze finora raccolte dalla Banca, la sostanziale correttezza della classificazione dei crediti analizzati, sia in bonis che deteriorati, appare confermata.

Anche nel 4 trim2017 sono stati registrati oneri una tantum in relazione al Piano industriale di Gruppo e all’integrazione in corso delle 3 Banche acquisite: sono stati contabilizzati, al netto di imposte e terzi, oneri per piani di incentivi all’esodo (essenzialmente in relazione all’accordo sindacale firmato nell’ottobre 2017) per 37,5 milioni netti, oneri per il progetto di integrazione delle 3 Banche Acquisite per circa 12 milioni e impairment su immobili per 2,9 milioni.
Infine, nel 4trim dell’anno si è proceduto all’allocazione definitiva del badwill derivante dall’operazione di acquisizione delle 3 Banche, che ha portato nel 4trim un’integrazione di 24,6 milioni al capital gain già provvisoriamente contabilizzato per 612,9 milioni nel 2trim2017 e per 3,3 milioni nel 3trim2017.

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Gli aggregati patrimoniali (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)
Al 31 dicembre 2017, gli impieghi netti verso la clientela si attestano complessivamente a 92,3 miliardi, risultando in flessione di 1,4 miliardi rispetto ai 93,8 miliardi di dicembre 2016 essenzialmente per effetto della riduzione di 1,1 miliardi registrata dai crediti deteriorati netti, che ammontano a fine anno a 8,2 miliardi (l’8,8% dei crediti totali netti rispetto al 9,9% di fine 2016).

In termini di crediti lordi, nel quarto trimestre dell’anno, a seguito dell’allocazione definitiva del badwill, in ottemperanza alle previsioni dell’IFRS3 in tema di aggregazioni aziendali, si è proceduto ad esporre i crediti deteriorati relativi alle tre Banche acquisite al “fair value” alla data di acquisizione, vale a dire per l’importo acquistato (ovvero al netto dei fondi rettificativi e del badwill allocato). Tale esposizione ha effetto sia sull’ammontare dei crediti deteriorati lordi che sulle rettifiche, mentre non ha impatto sui crediti deteriorati netti.

Ubi Banca nel 2017 torna in utile. Proposto dividendo di 0,11 centesimi per azione ultima modifica: 2018-02-09T17:14:11+00:00 da Redazione

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