Ufi, il Decreto legislativo n. 141, prime riflessioni

Il segretario generale dell’Ufi, Massimo Marchesi, per i lettori di SimplyBiz, ha analizzato la normativa di riforma del credito.  

“Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 4 settembre u.s. si è concluso l’iter legislativo di recepimento nel nostro ordinamento della Direttiva europea sul credito ai consumatori.

L’occasione è stata colta per procedere a una profonda rivisitazione del Testo Unico Bancario che ha ampliato l’intervento normativo ben oltre i confini della Direttiva.

Certamente, come anche l’Unione Finanziarie Italiane aveva evidenziato sin dal 2001/2002, era diffusamente avvertita l’esigenza di aggiornare la disciplina del 1993 se non altro per rendere il TUB coerente con l’insieme delle disposizioni legislative via via emanate negli anni ed eliminare, o almeno contenere, le criticità che il mercato del credito nel frattempo aveva evidenziato.

Due sono, a nostro avviso, i punti caratterizzanti del nuovo quadro normativo:

  • l’accentramento nella Banca d’Italia della funzione di tutela dei consumatori nel settore del credito, funzione che si aggiunge a quella tradizionalmente riservata all’Autorità di vigilanza creditizia di assicurare la stabilità del sistema;
  • la profonda rimodulazione dei soggetti abilitati nel settore.

In merito al primo punto è da rilevare che quanto attuato con il Decreto legislativo in riferimento ha realizzato nel nostro Paese un “unicum” che non trova riscontro in alcun altro Paese della Comunità europea.

Ciò è avvenuto in concomitanza con il varo, previsto per il 2011,  della vigilanza europea che, come è noto, prevede la costituzione di quattro organismi deputati rispettivamente al controllo dei rischi sistemici (European Systemic Risk Board – ESRB), alla vigilanza bancaria (European Banking Authority – EBA), al controllo dei mercati (European Securities and Markets Authority – ESMA) e al mercato assicurativo (European Insurance and Occupational Pensios Authority – EIOPA).

La problematica più evidente, sempre a nostro avviso, sarà quella inerente al coordinamento tra le funzioni e compiti delle Autorità europee e quelle della Banca d’Italia al fine di evitare sovrapposizioni, discipline non coerenti che, fatalmente, si tradurrebbero in una serie di rigidità nel mercato italiano del credito,  che lo potrebbero marginalizzare nel contesto della globalizzazione.

Circa il secondo punto, l’intervento ha definitivamente eliminato il principio cardine del TUB del 1993 ed esattamente la differenziazione tra operatori a rischio sistemico e quelli non a rischio sistemico.

La nuova strutturazione dell’offerta creditizia prescinde totalmente da tale principio, ma fa riferimento alle varie esigenze presenti nella domanda di credito, prevedendo la presenza dei seguenti attori:

  1. Banche;
  2. Intermediari Finanziari;
  3. Operatori del microcredito;
  4. Confidi.

Ai quali si aggiungono sostanzialmente e per specifiche esigenze gli Istituti di Pagamento e gli Istituti di Moneta Elettronica.

Non è possibile allo stato indicare se la struttura prevista sarà in grado di meglio soddisfare la domanda di credito.

Certamente per quanto concerne gli intermediari finanziari si verificherà una diminuzione nel numero dei soggetti ora presenti e una loro concentrazione, situazione che potrebbe determinare una contrazione dell’offerta creditizia, circostanza che potrebbe riproporre quanto è avvenuto a cavallo degli anni 1980/1990 nel sistema bancario allorché i processi di fusione e concentrazione delle banche resero assai tenue i preesistenti legami sul territorio tra il credito e la diffusa  e piccola imprenditoria, problematica tutt’ora non definitivamente superata.

In merito al microcredito e senza entrare nel merito delle finalità previste, vi è, a nostro avviso, il problema del coordinamento di tale nuova funzione con le numerose iniziative economiche tutt’ora presenti nel nostro ordinamento, volte a favorire e sostenere l’occupazione giovanile e femminile, la creazione di nuove imprese, il sostegno ai soggetti in difficoltà ovvero già coinvolti nel fenomeno dell’usura.

Occorrerà evitare che il nuovo strumento si trasformi in uno dei tanti e lamentati interventi c.d. “a pioggia” che si sono dimostrati inidonei a conseguire le meritevoli finalità per le quali sono stati  creati.

I confidi, presenti da lunghi decenni nel mondo del credito, hanno svolto e svolgono l’ insostituibile ruolo di agevolare l’accesso al credito in particolare delle piccole imprese che rappresentano la quasi totalità dell’imprenditoria italiana.

Il contributo arrecato dai confidi è stato ed è notevole; sta di fatto che ancora oggi le principali associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale lamentino le difficoltà nell’acceso al credito.

In ogni caso, superate le inevitabili difficoltà di impatto e applicative, il nuovo quadro di riferimento normativo è un’opportunità di crescita quantitativa, ma soprattutto, qualitativa degli intermediari finanziari e in tal senso l’Unione Finanziarie Italiane sta concretamente operando, nella certezza l’alta professionalità dimostrata anche in quest’ultima circostanza dalle Autorità preposte, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Banca d’Italia, contribuirà non poco al raggiungimento degli obiettivi”.

Ufi, il Decreto legislativo n. 141, prime riflessioni ultima modifica: 2010-10-15T09:51:33+00:00 da Flavio Meloni

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