Uif: antiriciclaggio, l’importanza delle partnership pubblico – privato. E i risultati del progetto pilota italiano

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Accrescere l’efficacia complessiva dei presidi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Con questo obiettivo negli ultimi anni sono state istituite forme eterogenee di partnership di tipo pubblico-privato (ppp) tra autorità pubbliche (Fiu, autorità di supervisione, organi investigativi, altre autorità) e soggetti obbligati. Si tratta di meccanismi per la condivisione di informazioni che permettono di superare la tradizionale interazione bilaterale che caratterizza la collaborazione tra autorità e destinatari degli obblighi antiriciclaggio, in favore di un approccio multilaterale che favorisca una tempestiva circolarità informativa tra tutti gli stakeholder.

Il loro ruolo è stato riconosciuto formalmente dall’AML Package, che definisce un quadro più omogeneo per lo scambio informativo.

Pensate che le partnership pubblico private siano solo all’estero? Sbagliato. Ci sono casi virtuosi anche in Italia: in particolare, un progetto pilota di partenariato pubblico-privato avviato nelle regioni Piemonte e Valle d’Aosta nel 2024- 2025.

A ripercorrerne le tappe e ad approfondire il ruolo delle partnership pubblico‑privato nella prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo è l’ultimo quaderno di antiriciclaggio dell’Uif (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia), contenente la Rassegna normativa 2° semestre 2025.

La pubblicazione prende le mosse dall’esame dei i principali modelli di cooperazione operativa e strategica già attivi in diversi Paesi, evidenziando come le PPP migliorino l’efficacia della prevenzione grazie alla condivisione strutturata delle informazioni tra autorità e settore privato. Un focus è dedicato anche alle iniziative italiane e all’evoluzione normativa europea: l’AML Package riconosce formalmente il ruolo delle partnership e definisce un quadro più omogeneo per lo scambio informativo.

Il progetto pilota italiano

Il progetto pilota di partenariato pubblico-privato ha visto la collaborazione della Uif, dell’Unità di Supervisione e Normativa Antiriciclaggio (Sna) della Banca d’Italia, della Direzione Investigativa Antimafia del Piemonte e Valle d’Aosta, del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Torino della Guardia di Finanza, di Intesa Sanpaolo e del Consorzio Anti Financial Crime Digital Hub44.

L’esperienza, dal carattere dichiaratamente operativo e finalizzato alla sperimentazione di nuovi strumenti di detection, aveva l’obiettivo di intercettare false fatturazioni e trade-based money laundering tramite il ricorso a società cartiere e a strutturare di indicatori di rischio testati su basi dati molto ampie.

Uno degli snodi centrali della sperimentazione è rappresentato dal contributo alla progettazione di un algoritmo di detection sviluppato da Intesa Sanpaolo, che ha permesso di analizzare oltre 42.000 società di capitali operanti nelle due regioni e più di 400.000 soggetti collegati.

Luci e ombre dei risultati

I risultati, pur condizionati dall’arco temporale relativamente breve e dalla natura sperimentale del progetto, hanno mostrato luci ed ombre che riflettono il terreno in parte ancora vergine su cui la collaborazione si svolge.

Se, da un lato, si è potuto constatare che alcuni casi individuati presentavano effettivo interesse e sono stati giudicati positivamente dagli organi investigativi – specie laddove l’incrocio di evidenze soggettive, oggettive e relazionali portava alla luce nuovi cluster o pattern di rischio –; dall’altro, sono emersi limiti dovuti alla copertura imperfetta dei dati (ad esempio sulle informazioni di bilancio), alla struttura delle basi informative non sempre interoperabili e al fisiologico scarto tra modelli teorici e applicazioni pratiche.

Un segnale interessante riguarda l’importanza dei riscontri da parte delle autorità: il progetto pilota ha confermato che la riproducibilità e robustezza degli indicatori utilizzati dai segnalanti migliora sensibilmente quando la sinergia fra pubblico e privato si concretizza anche nel feedback operativo (positivo o negativo che sia).

L’esperienza di progetto pilota ha permesso di apprezzare il valore aggiunto che deriva, in termini di reciproco arricchimento conoscitivo, dalla condivisione dei punti di vista e delle diverse competenze dei partner partecipanti; ogni Autorità ha offerto un contributo specifico e complementare a quello degli altri, finalizzato al comune obiettivo del miglioramento delle tecniche di analisi e di detection”, si legge nella pubblicazione.

Le potenzialità del ricorso all’intelligenza artificiale

Un altro insegnamento di questa iniziativa riguarda le potenzialità dell’uso dell’IA e la necessità di chiarezza sul governo della privacy e dei profili di rischio legati all’adozione di questi strumenti, “anche in considerazione della imminente applicabilità delle nuove regole europee (AI Act47, AMLR, e i futuri orientamenti operativi AMLA sui partenariati pubblico-privato, che da un lato enfatizzano il principio del “strictly necessary”48, dall’altro aprono alla possibilità di scambio transfrontaliero e operatività multilaterale su cluster ad alto rischio)”.

L’esperienza come modello operativo

La partnership si è dimostrata non solo un valido laboratorio di innovazione e cooperazione di frontiera, ma anche un’occasione di verifica sul campo della possibilità di migliorare la collaborazione sistemica tra autorità pubbliche e operatori privati, valorizzando punti di vista e competenze diverse ma complementari nel comune obiettivo di accrescere l’efficacia dei rispettivi compiti di detection, analisi e indagine” precisa il testo dell’Uif.

In particolare costituisce un’eredità metodologica “che si propone come modello di ispirazione e benchmark operativo nel disegno delle future PPP strategiche e tattiche a livello nazionale e nella cornice unitaria del nuovo quadro normativo europeo”.