Usura, estorsione, truffa: Gdf Torino esegue sei arresti in Piemonte

Guardia di FinanzaAssociazione per delinquere dedita a usura, abusivismo finanziario, estorsione e truffa. Con questa accusa sono state arrestate questa mattina sei persone dalla Guardia di finanza di Torino nell’ambito dell’operazione denominata “Doppio debito”. Coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, l’intervento ha impegnato oltre 40 militari della Guardia di Finanza di Torino e ha permesso di far luce su un’articolata associazione per delinquere con base a Carmagnola e operativa a Torino, Ivrea, Moncalieri, Cuneo e Bra. Del gruppo faceva parte anche una donna, dipendente infedele della filiale Findomestic di Bra (CN), società estranea agli addebiti penali.

L’associazione operava dal 2018 ed è stata particolarmente attiva durante il periodo dell’emergenza Covid-19, applicando tassi usurari fino al 2.500%. Il suo core business era “l’offerta sistematica e professionale di prodotti finanziari a soggetti bisognosi di denaro e che, nella maggior parte dei casi, non presentavano le condizioni per accedere al credito secondo procedure ordinarie”, si legge in una nota della Guardia di Finanza di Torino.

Le vittime erano imprenditori in difficoltà economiche (imprese edili, centri estetici, macellerie, pizzerie), ma anche casalinghe e disoccupati già indebitati, che tramite il “passa parola”, entravano in contatto con i componenti dell’organizzazione. “Costoro si presentavano di volta in volta come “ex direttori di banca” o “agenti finanziari”, organizzando gli incontri in luoghi all’aperto, bar, centri commerciali – spiega la Guardia di Finanza -. Peculiarità dell’organizzazione criminale consisteva nella capacità di proporre un vero e proprio “pacchetto completo” e di nascondersi dietro il finanziamento concesso da una finanziaria realmente esistente. Inizialmente il “cliente” veniva approcciato con toni affabili e cordiali e con l’assicurazione che avrebbe ottenuto una linea di credito da una società finanziaria. Gli si richiedeva la carta d’identità e un documento reddituale, quando esistente. L’organizzazione predisponeva quindi documenti artefatti (buste paga, cud, dichiarazioni fiscali) per ottenere il credito, quasi sempre presso la Findomestic di Bra, ove una dipendente infedele e partecipe dell’organizzazione curava tutti gli adempimenti necessari, quantificava il credito concedibile e forniva finanche puntuali indicazioni sulle risposte da dare in caso di eventuali controlli”.

Una volta ottenuta la somma dalla finanziaria, l’organizzazione rivelava la propria vera natura pretendendo dalla vittima, in contanti, il “compenso” per i propri “servizi”: “venivano applicati tassi usurari fino al 2500% in più rispetto a quelli leciti per l’attività di intermediazione, con richieste di pagamenti fino al 60% del finanziamento, anche con estorsioni e minacce. In breve, dopo aver pagato gli usurai, alle vittime restava solo una modesta residua parte dei soldi, a fronte dell’onere di dover corrispondere le rate per l’intera cifra ottenuta dalla finanziaria”.

Gli indagati si sono dimostrati particolarmente attenti nell’esecuzione delle proprie attività illecite: raramente utilizzavano i telefoni per accordarsi e prediligevano riunirsi nel campo sinti di Carmagnola o in un centro commerciale di Moncalieri. Tra le accortezze adottate, c’era anche quella di far controllare periodicamente le proprie autovetture con vere e proprie operazioni di bonifica per ricercare eventuali microspie. Le indagini sono state condotte anche con intercettazioni, pedinamenti, monitoraggi video ed accertamenti bancari. Nonostante la difficile permeabilità del contesto in cui operavano, i finanzieri sono riusciti a riprendere gli incontri con le vittime, nel corso dei quali gli indagati discutevano dei compensi da esigere e delle modalità operative attuate. In tal modo è stato possibile risalire a numerose persone cadute nella rete criminale, che, dopo iniziali reticenze, davanti all’evidenza dei fatti accertati dai finanzieri hanno raccontato quanto era accaduto.

Gli approfondimenti investigativi sono stati effettuati avvalendosi dell’ampia collaborazione resa dall’Ufficio prevenzione frodi di Findomestic, essa stessa vittima di tale sistema. In questo modo sono stati infatti richiesti alla società, in due anni, prestiti per circa 400.000 euro per conto di una ventina di soggetti di fatto privi di ogni garanzia per l’estinzione del debito contratto.

Oltre ai 6 arresti odierni, si è dato corso all’aggressione del patrimonio dei sodali, procedendo al sequestro di conti correnti e di immobili, in misura pari agli interessi usurari percepiti”, conclude la nota della Guardia di Finanza di Torino. Gli organi investigativi restano a disposizione di coloro che intendessero fornire elementi informativi.