Vado o resto? Il dilemma dei giovani imprenditori dell’Ance

Lasciare un’Italia che non sembra offrire alcun futuro lavorativo ai suoi cittadini o rimanervi e cercare di cambiare le cose? È la domanda che si sono posti i giovani imprenditori dell’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, lo scorso 13 maggio nel corso di un convegno al quale hanno preso parte, tra gli altri, Montezemolo e Catricalà.

La risposta è nel mezzo: restare ma espandere le proprie attività anche all’estero. L’internalizzazione, insieme all’innovazione, è risultata la chiave di volta per sopravvivere e rafforzarsi in un mercato in crisi.

Su questo punto si sono trovati d’accordo tutti gli ospiti. Gustavo Piga, docente di Economia Politica all’università di Roma Tor Vergata, ha sottolineato la difficoltà che le piccole e medie imprese incontrano nel Paese e nell’affacciarsi sui mercati esteri. “ In Italia manca l’attenzione al piccolo, quell’attenzione che invece riceve in paesi come gli Stati Uniti dove, nel settore delle costruzioni, esiste la figura della Small business agency che tutela le pmi negli appalti pubblici – ha spiegato -. Inoltre alle piccole imprese è quasi preclusa la possibilità di ampliare i propri orizzonti, servirebbe uno Stato capace di accompagnarle in un percorso di esternazionalizzazione”.

Gli ha fatto eco Luca Cordero di Montezemolo, secondo il quale “la crisi ha selezionato molte aziende ma quelle rimaste sono più forti, perché sono quelle che hanno fatto più sforzi verso la riorganizzazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione”. Per uscire dalla fase di denuncia e farsi promotori del cambiamento, Montezemolo ha suggerito ai giovani di “guardare ai nuovi mercati, dove esistono molte opportunità di crescita” e di muoversi sempre sulla scorta di un piano basato su una profonda conoscenza di quelle realtà. E li ha invitati ad avere coraggio, a credere nei propri progetti e a innovare.

Si è concentrato invece sui cambiamenti possibili nel nostro Paese, il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, il quale ha parlato della necessità di centralizzare le decisioni in tema di lavori pubblici. “Bisogna attuare la riforma dell’art.117 della Costituzione, che prevede che sulle grandi opere ci sia una competenza ripartita. È una pazzia prevedere che lo Stato debba trattare con le Regioni, con gli Enti locali, con le Comunità montane – ha dichiarato -. Io non credo alle cabine di regia: vorrei un camerino dei protagonisti, che decida di volta in volta cosa si può fare e cosa non si può fare”.
Il presidente dell’Antitrust ha inoltre espresso il suo rammarico per la mancata inclusione di un’autority per i trasporti e della disciplina sulla governance bancaria nel ddl sullo sviluppo.

Vado o resto? Il dilemma dei giovani imprenditori dell’Ance ultima modifica: 2011-05-17T07:28:00+00:00 da Flavio Meloni

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: