Veneto Banca, nel primo semestre perdita di oltre 213 milioni

Veneto Banca LogoIl consiglio di amministrazione di Veneto Banca S.c.p.a. ha approvato la Relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2015.

Gli aggregati patrimoniali

A chiusura del primo semestre dell’esercizio, il prodotto bancario lordo del Gruppo Veneto Banca ha superato i 64,1 miliardi di Euro, rimanendo sostanzialmente stabile sui valori dello scorso dicembre (64,3 miliardi di Euro).

A giugno 2015, le masse amministrate per conto della clientela – costituite da raccolta diretta, raccolta amministrata e risparmio gestito – si sono attestate a 39,9 miliardi di Euro, segnando una riduzione pari all’1,3%.

La sostanziale stabilità dell’aggregato è derivata dal divergente andamento delle sue componenti, con un ridimensionamento della raccolta diretta a clientela – rappresentativa di poco meno del 59% del totale – a cui è andato contrapponendosi un contemporaneo irrobustimento della raccolta indiretta.

A chiusura del semestre, la raccolta diretta da clientela si è collocata a 23,5 miliardi di Euro, riportando una flessione di circa 1,2 miliardi rispetto ai saldi di fine 2014, equivalente ad un -4,8 in termini percentuali. Con riguardo alla composizione dell’aggregato al 30 giugno 2015, i depositi di conto corrente, con uno stock che superava i 10 miliardi di Euro, mantengono un ruolo preminente nell’attività di funding del Gruppo, attestandosi saldamente poco al di sotto del 43% della raccolta da clientela.

Nel contempo è apprezzabilmente aumentata l’entità dei depositi vincolati a scadenza che, raggiunti i 4,5 miliardi di Euro, hanno messo a segno una crescita di oltre 30 punti percentuali in sei mesi, contribuendo per circa il 19% della provvista contro poco meno del 14% rilevato a fine 2014. A sostegno del comparto si segnala che nei primi mesi dell’anno è stata effettuata da parte della Capogruppo l’emissione di due prestiti subordinati di tipo Lower Tier 2 a valere sul programma Euro Medium Term Notes, per un ammontare complessivo di 90 milioni di Euro.

A chiusura del semestre, la raccolta indiretta del Gruppo ammontava a 16,5 miliardi di Euro, riconfermando il brillante sviluppo esibito negli ultimi periodi. Più precisamente, l’aggregato ha segnato un progresso di 630 milioni di Euro rispetto al dato di fine 2014, corrispondenti ad una crescita del 4%. Il ruolo trainante è stato giocato dal comparto del gestito, che ha concretizzato un incremento complessivamente pari all’11,2% e che ha consentito all’aggregato, con uno sviluppo nel semestre di 584 milioni di Euro, di raggiungere i 5,8 miliardi di Euro.

Il nostro Gruppo non ha fatto mancare il proprio supporto alle necessità di finanziamento della clientela nei territori di operatività, chiudendo il semestre con un incremento di periodo pari all’1,6% dell’aggregato complessivo degli impieghi. A fine giugno, a livello consolidato, la consistenza dei crediti ha infatti superato i 24,2 miliardi di Euro, con un progresso di 372 milioni rispetto al dicembre 2014.

A giugno 2015 il complesso dei crediti deteriorati, comprensivo delle posizioni che fanno riferimento al Gruppo BIM, evidenzia un’esposizione netta consolidata pari a 4,56 miliardi di Euro e un’incidenza sullo stock degli impieghi netti pari al 17,9%.

Nell’ambito dell’aggregato, le sofferenze nette si sono attestate a 1,66 miliardi di Euro, con un’incidenza del 6,5% sul totale dei crediti netti.

Per quanto riguarda la copertura del portafoglio deteriorato, il Gruppo Veneto Banca ha proseguito, anche nella prima metà del 2015, con una politica di accantonamenti estremamente rigorosa, frutto di un’attenta e costante analisi delle esposizioni creditizie, tenendo conto dei rischi derivanti dal quadro economico ancora estremamente fragile, ancorché avviato ad una timida ripresa.

A fine giugno 2015 l’ammontare delle rettifiche a valere sul portafoglio crediti complessivo ha superato i 2,36 miliardi di Euro, 286 milioni in più rispetto a fine esercizio scorso, totalizzando una percentuale di copertura complessiva in crescita all’8,53% dal 7,65% di dicembre 2014.

Limitando l’analisi al solo portafoglio non performing, le svalutazioni hanno superato i 2,21 miliardi di Euro, con un coverage ratiodel 32,75%, in miglioramento di oltre un punto percentuale sul 31,56% di fine anno. Se si include nel computo anche l’ammontare cumulato degli stralci sulle singole posizioni concorsuali ancora in essere alla data di chiusura della semestrale, si perviene ad un significativo incremento del livello di copertura del portafoglio deteriorato, che balza al 35,6% per il portafoglio non performing e al 52,9% per le posizioni a sofferenza.

Il patrimonio netto e i coefficienti patrimoniali

Il patrimonio netto consolidato di pertinenza del Gruppo ammonta a 2,68 miliardi di Euro, comprensivo del risultato dell’esercizio.

A fine giugno 2015 il coefficiente di solvibilità totale (Total Capital Ratio) si colloca al 9,43%; il rapporto fra il Capitale di Classe 1 (Tier1) del Gruppo e il complesso delle attività ponderate (Tier 1 ratio) si attesta all’8,37%. Il rapporto fra il Capitale Primario di Classe 1 (CET1) e le attività di rischio ponderate (Common Equity Tier 1 Ratio) risulta pari all’8,37%.

Si rende noto che il Gruppo Veneto Banca, in data 25 febbraio 2015, ha ricevuto notifica da parte della BCE della cosiddetta “Supervisory Review and Evaluation Process (SREP) Decision”, contenente i coefficienti patrimoniali target per l’anno in corso, e precisamente:

•          10% in termini di Common Equity Tier 1 (CET1);

•          11% in termini di Total Capital Ratio.

Sulla base del piano di rafforzamento patrimoniale (Capital Plan) recentemente approvato dal Consiglio di Amministrazione e presentato nel corso del mese di luglio 2015 alla Banca Centrale Europea, il Gruppo ritiene di poter raggiungere i coefficienti imposti. Tale Piano, congiuntamente alle operazioni di asset disposal in corso, sarà in grado di assicurare un adeguato buffer patrimoniale, anche prospetticamente, rispetto ai requisiti previsti e che saranno notificati da parte della Banca Centrale Europea entro il mese di novembre di quest’anno con la nuova SREP Decision.

Per completezza di informativa si comunica che il CET1 ratio pro-forma calcolato sulla base delle regole che saranno in vigore al termine del periodo transitorio (c.d. CET1 ratio fully phased) è stimato pari all’8,11%.

 

La posizione di liquidità

Nel corso del 2015 la Capogruppo ha concluso il rimborso dei 4 miliardi di LTRO (Long Term Refinancing Operation) con scadenza a 3 anni, ottenuti nell’ambito delle operazioni straordinarie di rifinanziamento attuate dalla Banca Centrale Europea a dicembre 2011 e a fine febbraio 2012.

Con riferimento al nuovo programma di rifinanziamento T-LTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations) della BCE,  finalizzato all’erogazione di prestiti a favore di famiglie e imprese (settore privato non finanziario), il Gruppo ha ottenuto 979,3 milioni di Euro nel corso dell’esercizio 2014 e ulteriori 1.310,7milioni di Euro nel primo semestre del 2015, per un controvalore complessivo di 2.290 milioni di Euro, che saranno destinati alla concessione di finanziamenti alla clientela del Gruppo.

Per quanto concerne la liquidità, l‘indice LCR (Liquidity Coverage Ratio), pari al 79% al 30 giugno 2015, è in linea con i target di Basilea III che nella fase phase-in prevedono un limite ridotto al 60% dal 1° ottobre 2015. L’indice NSFR (Net Stable Funding Ratio), calcolato secondo le più recenti regole fissate dal Quantitative Impact Study, è pari a circa il 93%.

Per quanto riguarda infine il coefficiente di leva finanziaria (Leverage Ratio), il valore al 30 giugno 2015, incluso il risultato negativo di periodo, è pari al 6,26%, mentre l’indicatore a regime è stimato al 6%.

I risultati economici

A chiusura del primo semestre, il margine di interesse – riclassificato gestionalmente e comprensivo del risultato netto dell’attività di copertura – si è attestato a 251,3 milioni di Euro, segnando una flessione di circa 24,2 milioni in termini assoluti, pari all’8,8% sull’analogo periodo del precedente esercizio.

A fine giugno 2015 i proventi netti da commissioni si sono attestati a 143,7 milioni di Euro, segnando un decremento annuo di 2,8 milioni, pari a -1,9 punti percentuali.

Nella prima metà dell’esercizio, il margine di intermediazione di Gruppo si è attestato a 389 milioni di Euro, segnando una contrazione di circa 80 milioni rispetto al dato di giugno 2014.

A fine semestre i costi operativi – inclusivi di spese amministrative, spese del personale e rettifiche di valore sulle attività materiali e immateriali – ammontavano a 318,4 milioni di Euro, con un aumento dell’8,5% rispetto al dato del giugno dell’anno precedente. La crescita dell’aggregato deriva essenzialmente dalla crescita delle categorie di spesa legate all’informatica e agli importanti investimenti effettuati in innovazione tecnologica finalizzati allo sviluppo dei nuovi canali digitali (mobile ed internet banking).

A chiusura del semestre il valore del cost-income ratio è quindi salito all’80,5% dal 61,5% rilevato a fine giugno 2014. Tale valore si assesterebbe al 73,2% al netto delle rettifiche straordinarie sugli immobili.

Considerate le dinamiche economiche sopra esposte, nella prima metà dell’esercizio in corso il Gruppo ha registrato un risultato operativo di 70,6 milioni di Euro.

La redditività del periodo è risultata penalizzata da un flusso di rettifiche che permane significativo, sia quale ulteriore riflesso della prolungata fase di debolezza del ciclo economico sia quale effetto delle rigorose politiche di accantonamento prudenziali disposte dalle banche e società del Gruppo, in linea con le raccomandazioni espresse sul tema da Banca d’Italia.

Quanto premesso trova riscontro sul maggiore ammontare delle rettifiche su crediti iscritte bilancio a fine giugno, pari a 298,8 milioni di Euro.

Il relativo costo del credito si è attestato al 2,27%, evidenziando una netta riduzione rispetto al livello toccato a fine dicembre scorso, quando l’indicatore aveva raggiunto quota 2,83% incorporando totalmente gli effetti dell’Asset Quality Review.

Nel medesimo periodo, la Capogruppo ha altresì provveduto ad operare una ulteriore svalutazione degli avviamenti iscritti a bilancio, per un importo di 48,7 milioni di Euro, pari al 12% circa del loro valore residuo. Tale operazione segue l’importante svalutazione effettuata a fine 2014 che aveva già ridotto del 56% il valore contabile del goodwill implicito nel bilancio della stessa Capogruppo.

Il Gruppo Veneto Banca ha quindi archiviato il primo semestre dell’esercizio con un risultato netto di periodo pari a -213,6 milioni di Euro, condizionato da fattori di carattere prettamente straordinario, tra i quali un ruolo primario è stato giocato dalle maggiori rettifiche su crediti e dalle ulteriori svalutazioni degli avviamenti, operate sulla base di criteri di prudenzialità e di elementi valutativi aggiornati, pur se in continuità con le prassi valutative finora utilizzate.

 

Le prospettive per l’esercizio in corso

Il Sistema bancario continua ad essere condizionato dalla debolezza del contesto operativo e dai molteplici fattori di rischio che ne derivano e che potrebbero ripercuotersi negativamente – anche nel prossimo futuro – sull’evoluzione delle basi patrimoniali, sulle politiche di funding, sulla valorizzazione degli asset e sulla redditività della gestione.

L’Italia stenta ad uscire dalla recessione a causa dei diversi fattori, sia interni che internazionali, e non si può pertanto escludere un ulteriore prolungarsi del contesto di stagnazione, ancorché si stiano consolidando le prospettive di graduale ripresa del ciclo economico nel nostro Paese, accompagnate da un lento ma progressivo miglioramento del quadro congiunturale e delle attese di crescita del prodotto interno lordo. Il Sistema bancario peraltro sembra possa beneficiare delle decisioni della BCE dello scorso anno, in tema di incentivi allo sviluppo dell’offerta creditizia agli operatori economici.

Il Gruppo Veneto Banca, inoltre, essendo presente anche in paesi estranei all’area Euro – quali l’Albania, Croazia, Moldavia e Romania – è altresì esposto all’andamento specifico delle fasi recessive che si sono manifestate anche in tali paesi, pur potendo considerare nel complesso marginali gli investimenti e gli attivi presenti nell’est Europa.

Si prevede quindi che l’attività bancaria in generale continuerà a risentire- anche nell’immediato – dell’incertezza dell’attuale scenario. In particolare, il basso livello dei tassi di mercato continuerà a condizionare il margine di interesse per tutto l’esercizio in corso.

Inoltre, la redditività sarà ancora condizionata dall’onere del credito e pertanto si dovrà fare affidamento sul puntuale controllo di tale rischio, mentre gli spazi di riduzione dei costi, a perimetro costante, appare alquanto limitato. L’attenzione che viene rivolta al miglioramento dell’efficienza operativa non sembra nell’immediato in grado di conseguire risultati apprezzabili se non attraverso l’adozione di modelli di business od operazioni straordinarie in grado di generare sensibili sinergie di costo. In merito ai costi è opportuno peraltro ricordare i crescenti oneri che derivano dalla proliferazione della regolamentazione bancaria a livello europeo (es.: BRRD e DGS), un elemento che tende ad appesantire nel continuo il conto economico delle banche rendendone anche più complessa l’organizzazione e la gestione.

Alla luce dei risultati registrati nel primo semestre, è attesa una ripresa della performance reddituale ordinaria. Un contributo positivo significativo al risultato economico dell’esercizio dovrebbe inoltre derivare dal perfezionamento della cessione della quota partecipativa detenuta nel capitale dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari (ICBPI).

Sulla base di una valutazione di ICBPI pari ad Euro 2.000 milioni, è prevedibile la rilevazione di un utile da cessione pari a circa 138 milioni di Euro al netto degli effetti fiscali. Si ricorda al riguardo che il perfezionamento dell’operazione è subordinato alle autorizzazioni delle autorità competenti.

La suddetta cessione, congiuntamente a quella in corso e inerente alla vendita della partecipazione di maggioranza detenuta da Veneto Banca in BIM-Banca Intermobiliare  – che si ritiene ancora perseguibile nei termini sostanzialmente noti anche tenuto conto della tuttora valenza contrattuale degli accordi sottoscritti –  garantiranno un positivo contributo anche sotto il profilo della solidità patrimoniale del Gruppo.

 

Il Piano Industriale 2015-2017

Il Piano Industriale 2015/2017, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo nella riunione del 24 marzo 2015, pur riconfermando in buona misura le linee d’intervento individuate nel precedente progetto industriale del 2014, prevede una rifocalizzazione e un affinamento delle azioni da porre in essere negli ambiti d’intervento delineati, oltre alla definizione di coerenti obiettivi economico-finanziari. Il tutto volto ad indirizzare il Gruppo, da un lato, al consolidamento dimensionale ed alla semplificazione strutturale e, dall’altro, verso un modello distributivo più efficiente che nel medio periodo, anche in funzione del mutato contesto operativo, consenta un adeguato recupero di redditività.

Il nuovo documento programmatico si sviluppa lungo quattro direttrici strategiche, volte da un lato a generare una maggiore spinta sui mercati e una migliore gestione del portafoglio clienti, dall’altro a favorire un rigoroso presidio dei costi, dei rischi e della struttura societaria.

Tali direttrici, vere e proprie strutture portanti del percorso evolutivo del Gruppo nell’orizzonte di Piano, si sviluppano in una serie strutturata di azioni manageriali che, in estrema sintesi, coinvolgono:

  •             la valorizzazione del posizionamento e il consolidamento del ruolo di banca dei territori, attraverso la progressiva revisione del modello di servizio e l’industrializzazione del sistema distributivo, che consentiranno, grazie anche ad un utilizzo efficace della multicanalità, di ampliare la base clienti e migliorare la produttività di sportelli e gestori. L’azione del Gruppo, pur mantenendo inalterata la propria attenzione ai mercati Retail e Small Business, sarà nel contempo orientata al consistente rilancio del mercato Private e all’ulteriore arricchimento dell’offerta Corporate;
  •             l’efficientamento della struttura, da perseguire mediante una severa azione di contenimento dei costi, razionalizzando processi e voci di spesa, e la semplificazione organizzativa e societaria;
  •             il miglioramento della qualità del credito, ottimizzando la gestione del portafoglio crediti e del credito problematico in particolare, mantenendo un presidio rigoroso del rischio connesso e con l’obiettivo di contenere gradualmente il costo relativo;
  •             il rafforzamento del patrimonio, da realizzare tramite interventi e dismissione di asset non strategici che ne potranno massimizzare l’allocazione.

L’obiettivo dichiarato nel Piano Industriale è il raggiungimento al 2017 di un ROTE al 7,2%, per effetto di un pronto recupero della redditività già a partire dal primo anno, accompagnato nel contempo da un deciso miglioramento del costo del credito atteso. Il 2015 rappresenta il primo anno del Piano Industriale, durante il quale verranno attivati gli investimenti previsti e i primi oneri non ricorrenti, i cui benefici verranno rilasciati nel corso del triennio. Nel corso del secondo semestre dell’anno, infatti, prenderà avvio anche la razionalizzazione della rete distributiva, con una prima riduzione di 30 filiali.

Tuttavia, il mutevole e sempre più complesso scenario nel quale la Banca opera, nonché la volontà di accelerare il ritorno del Gruppo a risultati economici soddisfacenti, sta imponendo un ulteriore affinamento del Piano stesso, la cui versione finale troverà attuazione in autunno.

Veneto Banca, nel primo semestre perdita di oltre 213 milioni ultima modifica: 2015-08-29T11:29:02+00:00 da Redazione

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