Visco, Banca d’Italia: le tensioni in merito all’effettiva solidità degli istituti di credito italiani non sono giustificate

Banca d'Italia Logo 2“Non trovano giustificazione nelle condizioni di fondo delle banche” le tensioni che si sono registrate in queste settimane in merito alla effettiva solidità degli istituti di credito italiani. Così il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nel suo discorso all’Assiom Forex.

“Come ribadito recentemente – ha sottolineato il numero uno di Palazzo Koch – anche dal presidente della Bce, i prestiti deteriorati nei loro bilanci sono stati esaminati nell’ambito dell’esercizio di valutazione approfondita (il comprehensive assessment) condotto nel 2014; gli accantonamenti necessari sono stati effettuati; non ci saranno nuove richieste di maggiori accantonamenti o di rafforzamento patrimoniale. La volatilità è stata alimentata anche dal clima che si è determinato attorno alla risoluzione di quattro banche che si trovavano in amministrazione straordinaria”.

Visco ha anche parlato delle nuove norme europee sulle crisi bancarie.

“La normativa sulle crisi bancarie – ha spiegato il governatore della Banca d’Italia – persegue due obiettivi potenzialmente in contrasto: il mantenimento della stabilità finanziaria, che induce a intervenire a sostegno delle banche in difficoltà per evitare effetti sistemici, e la prevenzione di comportamenti opportunistici che gli intermediari possono adottare nell’aspettativa di un intervento pubblico. L’orientamento prevalso nelle sedi internazionali dopo la crisi finanziaria globale ha posto, molto più che in passato, l’accento sul secondo obiettivo. A determinare questo mutamento di indirizzo hanno sicuramente concorso i massicci interventi pubblici per salvataggi bancari che in vari paesi hanno pesato sulle finanze dello Stato, in alcuni casi mettendone a repentaglio l’equilibrio. Per ridurre la probabilità e l’entità di salvataggi bancari a carico dei contribuenti, si sono ricercate regole che consentissero di addossare in larga misura i costi di una crisi sui creditori delle banche. Alla fine del 2015 il Financial Stability Board ha definito requisiti stringenti in materia di capacità di assorbimento delle perdite da parte delle banche sistemiche a livello globale (Total Loss Absorbing Capacity, Tlac), concentrandosi sugli strumenti subordinati e prevedendo un’entrata in vigore graduale, entro il 2022, dei nuovi requisiti. Nell’ordinamento europeo il cambiamento è stato drastico e repentino. Nel 2013 la “Comunicazione” della Commissione europea aveva disposto l’applicazione immediata di un nuovo regime di burden sharing che imponeva, in caso di crisi di una banca, perdite su azioni e obbligazioni subordinate come precondizione per un intervento pubblico.

Nel 2014 la Brrd, approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo, ha esteso quello stesso regime, già a partire da quest’anno, anche alle obbligazioni ordinarie e ai depositi superiori a 100.000 euro (il bail-in); tra questi ultimi, quelli detenuti da famiglie e piccole imprese hanno un trattamento preferenziale. Nell’ambito del regime di burden sharing e secondo le procedure di risoluzione definite dalla BRRD, si è proceduto nel novembre scorso ad attuare gli interventi di risoluzione delle quattro banche di cui ho appena parlato. Nell’introdurre questo delicato cambiamento a livello europeo non si è prestata sufficiente attenzione alla fase di transizione. Nel corso dei lavori tecnici per la definizione della direttiva il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia sostennero, senza trovare il necessario consenso, che un’applicazione immediata e, soprattutto, retroattiva dei meccanismi di burden sharing fino al 2015 e, successivamente, del bail-in avrebbe potuto comportare – oltre che un aumento del costo e una rarefazione del credito all’economia – rischi per la stabilità finanziaria, connessi anche col trattamento dei creditori in possesso di passività bancarie sottoscritte anni 8 addietro, in tempi in cui le possibilità di perdita del capitale investito erano molto remote. Le nostre valutazioni furono espresse nelle pubblicazioni ufficiali della Banca d’Italia. Sarebbe stato preferibile un passaggio graduale e meno traumatico, tale da permettere ai risparmiatori di acquisire piena consapevolezza del nuovo regime e di orientare le loro scelte di investimento in base al mutato scenario. Un approccio mirato, con l’applicazione del bail-in solo a strumenti provvisti di un’espressa clausola contrattuale, e un adeguato periodo transitorio avrebbero consentito alle banche di emettere nuove passività espressamente assoggettabili a tali condizioni. Questo approccio, in particolare l’accento sugli strumenti subordinati, sarebbe stato più in armonia con quello adottato dal Financial Stability Board nel determinare i requisiti di Tlac.

La BRRD contiene una clausola che ne prevede la revisione, da avviare entro giugno 2018. È auspicabile che questa occasione sia ora sfruttata, facendo tesoro dell’esperienza, per meglio allineare la disciplina europea con gli standard internazionali. Nel nostro paese la quota del risparmio delle famiglie investita in obbligazioni emesse dalle banche è notevolmente più elevata che nella media dell’area dell’euro. Questa situazione si è determinata principalmente per il trattamento fiscale in vigore tra il 1996 e il 2011, molto più vantaggioso per gli interessi maturati sulle obbligazioni rispetto a quelli sui depositi a medio termine. Dopo l’eliminazione di tale vantaggio, le obbligazioni, una volta giunte a scadenza, sono state in larga parte sostituite con depositi e prodotti del risparmio gestito. Data la composizione per scadenza, in assenza di nuovi acquisti le obbligazioni detenute dalle famiglie si dimezzerebbero (da circa 200 a 100 miliardi) entro la fine del 2017, scenderebbero a meno di 20 miliardi nel 2020. Nel nuovo regime di gestione delle crisi bancarie previsto dalla Brrd e con l’avvio del meccanismo unico di risoluzione delle crisi nell’area dell’euro (Single Resolution Mechanism, Srm), la procedura di risoluzione è prevista quando sussista un interesse pubblico, in particolare l’esigenza di preservare la stabilità del sistema finanziario. Negli altri casi di crisi conclamata non vi sarebbe alternativa alla liquidazione. Tra le iniziative che il sistema bancario italiano deve considerare per contenere i costi di una crisi per i risparmiatori rientra la predisposizione di meccanismi volontari di intervento, aggiuntivi rispetto ai sistemi obbligatori di garanzia dei depositanti. L’attivazione di tali meccanismi non ricade, secondo gli orientamenti della Commissione europea, nell’ambito della disciplina sugli aiuti di Stato. Il costo di partecipazione sarebbe compensato dai benefici che ne trarrebbero tutti gli intermediari, grazie alla rafforzata fiducia della clientela e all’accresciuta stabilità del sistema. L’opportunità di creare simili meccanismi va valutata attentamente dalle banche”.

Leggi il testo completo dell’intervento di Visco

 

Visco, Banca d’Italia: le tensioni in merito all’effettiva solidità degli istituti di credito italiani non sono giustificate ultima modifica: 2016-01-30T14:29:56+00:00 da Redazione

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