Visco, Banca d’Italia: “Sul fronte dei crediti deteriorati potremmo essere a un punto di svolta”

Banca d'Italia Logo 2“Sul fronte dei crediti deteriorati potremmo essere a un punto di svolta. La ripresa congiunturale sta infatti gradualmente allentando le pressioni sui bilanci bancari. Le perdite su crediti nel 2015 sono scese al 65 per cento dei redditi operativi delle banche, da circa il 100 per cento del 2014. Nel quarto trimestre dello scorso anno il tasso di deterioramento dei prestiti (pari al 3,3 per cento) è sceso al valore più basso dalla fine del 2008. Nello stesso trimestre il rapporto tra i crediti deteriorati lordi e il complesso dei prestiti si è stabilizzato, intorno al 18 per cento. Il tasso di copertura dei crediti deteriorati (dato dal rapporto tra gli accantonamenti e l’ammontare delle esposizioni deteriorate), progressivamente migliorato nell’ultimo triennio, è oggi pari al 45,4 per cento, in linea con quello medio delle principali banche europee. Va inoltre ricordato che alla fine dello scorso anno, a fronte di 210 miliardi di sofferenze lorde (che al netto delle svalutazioni ammontavano a 87 miliardi), le banche detenevano garanzie reali per circa 85 miliardi e ulteriori garanzie personali per quasi 40 miliardi”. Così il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nel corso di un’audizione in Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema bancario.

“Il consolidamento della ripresa economica – ha aggiunto Visco – è condizione indispensabile perché la riduzione dello stock di esposizioni deteriorate prosegua. Lo smaltimento dei crediti deteriorati va gestito senza minare i risultati conseguiti sul fronte della patrimonializzazione. Soluzioni del tipo delle bad bank adottate in numerosi paesi 19 europei prima dell’adozione delle nuove regole sugli aiuti di Stato non sono risultate praticabili in Italia. L’abbattimento dello stock sarebbe pertanto possibile solo attraverso la cessione di sofferenze sul mercato. In questa prospettiva opererebbe lo schema di garanzie (Gacs), definito dal governo a seguito di un prolungato dialogo con la Commissione europea. L’autorità di vigilanza incoraggia le banche a ridurre i crediti deteriorati con ogni mezzo, comprese le cessioni sul mercato. Un tale obiettivo va conseguito con gradualità, come è stato più volte ribadito dal Presidente della Bce e dalla presidente del consiglio di vigilanza.

Proprio in questi giorni il settore privato con il progetto “Fondo Atlante” ha avviato un’importante iniziativa che ha la finalità di fornire assicurazione contro i rischi di natura sistemica e facilitare la riduzione di cospicui volumi di crediti in sofferenza. Questo sarebbe perseguito innanzitutto garantendo che condizioni di mercato sfavorevoli non precludano l’accesso al mercato dei capitali da parte delle banche che hanno già definito tali interventi. In secondo luogo, il Fondo potrebbe acquistare strumenti finanziari emessi in relazione a operazioni di cartolarizzazione di sofferenze, consentendo così di ridurre il peso di queste ultime senza gravare in modo eccessivo sui bilanci delle banche. È previsto che il Fondo acquisisca risorse pari ad almeno 4 miliardi di euro da banche, imprese di assicurazioni, fondazioni, altri investitori istituzionali. Il Fondo sarà gestito da una società di gestione indipendente dagli investitori nel fondo stesso. L’operazione è attualmente al vaglio della Bce. Trattandosi di un’iniziativa autonoma e di natura privata, essa è in linea con le regole europee in materia di aiuti di Stato.

Il Mef ha contatti informali con la Commissione europea cui sono state descritte le linee portanti del progetto. Perché questi importanti progetti abbiano successo è necessario che ad essi si affianchino altri interventi complementari. In primo luogo, le banche devono migliorare le procedure interne di gestione dei crediti deteriorati. In molti casi, le risorse dedicate a questo fine sono rimaste pressoché immutate rispetto alla fase precedente la crisi, nonostante che l’incidenza dei crediti deteriorati sia triplicata. Le banche devono quindi dedicare nuove risorse (umane e finanziarie) all’ottimizzazione della gestione di questi attivi. La Banca d’Italia si adopera da tempo, oggi nell’ambito della vigilanza europea, per indurre gli intermediari a conseguire progressi significativi su questo fronte. Abbiamo di recente avviato una rilevazione sulle sofferenze che incentiverà le banche a informatizzare i propri archivi in materia, per ottimizzare la gestione dei crediti deteriorati, nella prospettiva sia della cessione sia del recupero. 20 In secondo luogo, occorrono ancora progressi per rendere più rapide ed efficaci le procedure giudiziali e stragiudiziali per il recupero crediti, che ci vedono particolarmente sfavoriti nel confronto internazionale. In occasione di recenti interventi ho sottolineato come una riduzione di due anni dei tempi di recupero possa ridurre considerevolmente, fino a dimezzarla, l’incidenza delle sofferenze sul complesso dei prestiti. Lo scorso agosto il Governo ha approvato un pacchetto di riforme che stanno dando un importante impulso all’efficienza del meccanismo di recupero crediti. È tuttavia possibile fare di più.

Non c’è vero conflitto tra diritti dei creditori e dei debitori: tempi di recupero in linea con le migliori prassi a livello internazionale si traducono in ultima analisi in condizioni migliori per la clientela bancaria e in un aumento della disponibilità di credito. Va in tale direzione l’annuncio del governo di ulteriori misure volte a rendere più rapide ed efficaci le procedure di recupero dei crediti deteriorati. Nel 2015 la redditività delle banche ha registrato segnali di miglioramento: il rendimento del capitale è tornato positivo (il 3 per cento circa per il complesso del sistema). Esso rimane però basso, anche nel confronto internazionale. Il flusso di perdite su crediti, per quanto diminuito rispetto al passato, continua a incidere sul risultato di gestione. Gli sforzi delle banche per accrescere e diversificare le fonti di ricavo e per contenere i costi di struttura devono proseguire e intensificarsi. Un contributo essenziale deve derivare dalla revisione del modello di attività: quello fondamentalmente basato su una diffusa presenza territoriale, infatti, non appare più sostenibile. Per i servizi tradizionali, standardizzabili, occorre muovere decisamente verso l’intenso sfruttamento della tecnologia (e-banking, digitalizzazione); il ruolo dei punti fisici di contatto con la clientela sul territorio deve essere focalizzato sull’offerta di servizi di corporate finance alle imprese e di gestione del risparmio alle famiglie”.

Consulta il testo completo dell’intervento di Visco

Visco, Banca d’Italia: “Sul fronte dei crediti deteriorati potremmo essere a un punto di svolta” ultima modifica: 2016-04-20T12:39:04+00:00 da Redazione

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